Batterie: compagnie minerarie ricercano materie prime in fondo al mare

Le grandi quantità di cobalto, nichel, rame e manganese presenti in fondo all'oceano attira le società minerarie

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In questo momento si assiste ad un enorme aumento dei prezzi per le principali materie prime coinvolte nella produzione di batterie per veicoli elettrici, a causa della richiesta troppo alta. Questa crisi porta le compagnie minerarie a cercare di sfruttare nuove aree di estrazione di questi materiali.

Il tesoro dei fondali marini

Tra 3.000 e 6.000 metri di profondità sono presenti estese superfici rocciose che contengono importanti materie prime come cobalto, nichel, rame e manganese. La denominazione di queste rocce è noduli polimetallici e hanno le dimensioni di una patata.

Nella zona conosciuta come Clarion-Clipperton, secondo gli studi, sono presenti ben 274 milioni di tonnellate di nichel e 44 milioni di tonnellate di cobalto. Se facciamo un confronto con la terraferma, dove abbiamo solo 95 milioni di tonnellate del primo metallo e 7,5 milioni di tonnellate del secondo, appare evidente come questo habitat potrebbe diventare la nuova frontiera dell’estrazione.

Come estrarre i materiali

Un ulteriore vantaggio dall’estrarre le materie prime dai fondali è quello di ridurre la logistica del trasporto. Si stanno studiando delle tecnologie che permetteranno ad apparecchiature enormi di aspirare i noduli polimetallici e stiparli direttamente nelle stive delle navi. Evitando cosi i lunghi trasporti in treno.

Le associazioni ambientaliste storcono il naso

Le associazioni ambientaliste temono che ci sia il rischio di sottostimare l’impatto ambientale che le operazioni di estrazione potrebbero avere sull’habitat marino. Tuttavia, a visionare questo tipo di attività è presente l‘Autorità internazionale dei fondali marini, che è un ente formato da 200 stati membri fondato nel 1994. Al momento sta attuando la stesura di un codice minerario per determinare delle regole per l’utilizzazione di queste risorse e negli ultimi anni ha anche concesso 19 permessi di esplorazione. Il futuro dell’estrazione è quindi sicuramente nell’oceano.