La Corte Suprema degli Stati Uniti ha invalidato la maggior parte dei dazi imposti dall’amministrazione Trump, segnando una battuta d’arresto significativa per una delle politiche economiche più controverse degli ultimi anni. La decisione riguarda i dazi su Cina, Canada, Messico e altri paesi, aprendo scenari di possibile sollievo per il settore automotive, anche se le prospettive rimangono ancora incerte.
Una sentenza che limita i poteri presidenziali
I dazi sono stati a lungo uno dei pilastri dell’amministrazione Trump, ma molti hanno messo in dubbio la loro legittimità costituzionale, considerando che il Presidente agiva sostanzialmente in modo unilaterale. Dopo una serie di ricorsi legali, la Corte Suprema ha finalmente pronunciato il suo verdetto in una sentenza di 170 pagine.
La decisione ha esaminato in dettaglio l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) e i poteri del Presidente nel campo dell’imposizione di dazi. Lo scorso anno, Trump aveva imposto un dazio del 25% sulla maggior parte delle importazioni da Canada e Messico, oltre a un dazio del 10% sulle merci provenienti dalla Cina, adducendo motivazioni legate al traffico di droga. Il Presidente aveva inoltre applicato una serie di cosiddetti dazi reciproci di almeno il 10%.
La Corte ha evidenziato un passaggio fondamentale della Costituzione americana: “Il Congresso avrà il potere di riscuotere tasse, dazi, imposte e accise”. Le precedenti sentenze hanno stabilito che questo comprende anche l’imposizione di dazi, e soprattutto che “i Padri Fondatori non affidarono alcuna parte del potere fiscale al Ramo Esecutivo”.
I giudici hanno sottolineato ulteriormente un aspetto rilevante: in mezzo secolo di esistenza dell’IEEPA, nessun Presidente aveva mai invocato questa norma per imporre dazi, tantomeno di questa entità e portata. L’assenza di precedenti storici e l’ampiezza dei poteri rivendicati dall’attuale amministrazione suggeriscono che i dazi vanno oltre le competenze legittime del Presidente.
I numeri della decisione e le strade ancora aperte
La Corte ha stabilito con un voto di 6 a 3 che il Presidente non poteva imporre dazi utilizzando l’IEEPA. Questa invalidazione cancella molti dei dazi di Trump, anche se non tutti. Rimane infatti la possibilità che l’amministrazione cerchi di aggirare la sentenza ricorrendo ad altre normative per reimporre i dazi.
Un aspetto particolarmente problematico riguarda i dazi sulla sicurezza nazionale secondo la Sezione 232, che colpiscono auto, acciaio, alluminio e prodotti del legno. Questi rimangono pienamente in vigore e potrebbero persino essere ampliati in futuro, rappresentando un’incertezza persistente per il commercio internazionale.
Le reazioni del mondo del business
La sentenza sta inviando onde d’urto a livello globale, sebbene il silenzio della Casa Bianca e dell’amministrazione Trump sia stato finora assordante. Nel frattempo, numerosi attori del mercato hanno già preso posizione.
We Pay the Tariffs, una coalizione che riunisce oltre 800 piccole e medie imprese, ha chiesto al governo di emettere rimborsi immediati alle aziende colpite. In una lettera indirizzata al Congresso e al Presidente, la coalizione ha ribadito che “l’Amministrazione dovrebbe ordinare alla Dogana di iniziare a emettere rimborsi senza indugio utilizzando i registri di pagamento esistenti”. Hanno aggiunto che questa non è una “questione partigiana” poiché “ogni dollaro restituito a una piccola impresa è un dollaro reiniettato nelle comunità americane, che crea posti di lavoro, sostiene le famiglie e rinforza l’economia locale”.
Brian Bryant, presidente dell’IAM Union, ha accolto con favore la sentenza sottolineando che le decisioni tariffarie arbitrarie creano incertezza e mettono a rischio posti di lavoro in settori altamente interdipendenti come l’aerospaziale e la manifattura. Ha ribadito che la decisione della Corte Suprema “rinforza il chiaro assegnamento di autorità alla Costituzione, che affida al Congresso il potere di imporre dazi”.
Anche il sindacato canadese Unifor ha commentato la sentenza come una “legale smentita dell’abuso di potere presidenziale”, ma ha sottolineato che questo non risolve la “crisi commerciale in corso che minaccia i posti di lavoro e i settori industriali chiave del Canada”.
Sebbene il settore automotive possa aspettarsi qualche forma di alleviamento dai dazi, rimane ancora incerto se questi benefici verranno trasferiti ai consumatori finali e se l’amministrazione riuscirà a reimporre i dazi attraverso altre normative legali.

