Una nuova causa legale mette sotto accusa i sistemi di regolazione dei sedili elettrici di diversi modelli Stellantis. Secondo il ricorso collettivo, il bracket interno dell’attuatore potrebbe cedere durante un impatto posteriore, causando il collasso inaspettato della seduta. Un difetto che non solo compromette il comfort, ma soprattutto la corretta funzionalità dei sistemi di sicurezza passiva.
Il difetto nei sedili regolabili
La causa prende di mira i regolatori di altezza dei sedili installati su più di 2 milioni di veicoli Stellantis costruiti tra il 2011 e il 2023. Tra i modelli interessati figurano la Dodge Charger, la Challenger, la Chrysler 300, oltre alla Dart e alla 200, tutte vetture che rappresentano pilastri della gamma del costruttore.
Il meccanismo incriminato è semplicemente costruito: un motore elettrico aziona un albero filettato che muove un dado e un bracket saldato per sollevare o abbassare il sedile. Componenti ordinari, potremmo dire. Tuttavia, secondo quanto riportato nel ricorso, i test di impatto posteriore condotti a 40 km/h hanno provocato la rottura del bracket, liberando improvvisamente il sedile dalla sua posizione.
Il rischio per i sistemi di sicurezza
Questo problema assume proporzioni ben più gravi quando consideriamo l’interazione con i sistemi di protezione. Gli airbag e i dispositivi di ritenuta sono calibrati per proteggere l’occupante quando il corpo si trova nella posizione prevista dai progettisti. Se il sedile cede durante un sinistro, la geometria di protezione viene completamente alterata.
Il risultato è che airbag e cinture potrebbero non raggiungere il passeggero nel punto in cui dovrebbero. Una situazione potenzialmente pericolosa che trasforma un sistema di sicurezza in uno strumento inefficace o, peggio ancora, controproducente.
Le accuse nei confronti dei costruttori
La denuncia sostiene che Stellantis e il fornitore Lear Corporation erano consapevoli del difetto. Secondo gli avvocati, le due società avrebbero deliberatamente occultato il problema sia ai regolatori che ai consumatori. L’obiettivo, sostiene il ricorso, sarebbe stato evitare i costi di una riprogettazione e di un richiamo.
Nel documento legale si legge: “FCA, Lear e i concessionari autorizzati” erano informati del difetto e avrebbero “cospirato per nascondere l’esistenza e l’entità del difetto del regolatore di altezza del sedile”. La causa sostiene inoltre che i proprietari hanno subito una diminuzione del valore dei loro veicoli.
Al momento si tratta ancora di accuse. Stellantis non ha ancora risposto in tribunale e sarà il giudice a decidere se il caso avrà seguito come vera e propria class action. I tempi per una simile procedura possono estendersi per mesi, durante i quali i proprietari dei veicoli interessati potranno solo sperare che i loro sedili rimangano effettivamente dove li hanno lasciati.
