La guerra commerciale americana entra in una nuova fase turbolenta. Poche ore dopo che la Corte Suprema ha annullato la maggior parte dei dazi applicati tramite l’International Emergency Economic Powers Act, il Presidente Trump ha risposto con una contromossa audace: annunciare nuovi e più alti dazi. La tensione sui mercati globali rimane altissima, con ripercussioni dirette sul settore automotive.
La strategia dei dazi: vecchi e nuovi
Attraverso i social media, Trump ha dichiarato che i dazi esistenti secondo le Sezioni 232 e 301 rimarranno in vigore, affiancati da un nuovo dazio globale del 10% secondo la Sezione 122. L’amministrazione lo descrive come “aggiuntivo” rispetto a quelli già in essere, segnalando di fatto un’escalation dopo la battuta d’arresto legale.
Per il settore automobilistico le conseguenze potrebbero essere immediate e pesanti. I dazi Section 232 hanno storicamente colpito acciaio e alluminio, materiali fondamentali per la produzione veicolare. Un nuovo dazio globale sovrapposto a questi potrebbe spingere i costi di produzione verso l’alto in tempi brevissimi, con effetti a cascata su prezzi e disponibilità.
L’amministrazione ha inoltre annunciato l’apertura di nuove indagini secondo le Sezioni 301 per contrastare quelle che Trump definisce “pratiche commerciali sleali”. Un segnale chiaro che la guerra dei dazi è tutt’altro che conclusa e nuove misure sono all’orizzonte.
Lo scontro con la Corte e le incertezze legali
Trump non ha risparmiato critiche durissime alla decisione della Corte Suprema, definendola “profondamente deludente”. Il presidente ha osato addirittura affermare di essere “vergognoso” di certi membri della corte, accusandoli di essere “sciocchi e subordinati”. Ha poi proseguito sostenendo che i giudici sarebbero stati influenzati da “interessi stranieri e movimenti politici obnoxiously ignoranti”.
Tuttavia, la realtà legale potrebbe frenare gli ardori del Presidente. I dazi secondo la Sezione 122 hanno una durata massima di 150 giorni. Per estenderli oltre questo termine, Trump avrebbe bisogno dell’approvazione del Congresso, scenario tutt’altro che scontato e potenzialmente rischioso politicamente.
Un’altra spina nel fianco arriva dai numeri: secondo quanto riportato dal Dipartimento del Commercio, il disavanzo commerciale americano è sceso da 904 miliardi di dollari nel 2024 a poco oltre 901 miliardi nel 2025. Nel medesimo periodo, le importazioni sono aumentate di quasi il 5% nonostante i dazi già in vigore, suggerendo che le misure hanno avuto un impatto limitato sui risultati economici attesi.
La strada davanti è irta di ostacoli. Le aziende si preparano a una fase di incertezza prolungata, mentre gli Stati Uniti potrebbero ritrovarsi a fronteggiare circa 130 miliardi di dollari di dazi raccolti illegittimamente secondo alcune interpretazioni legali. Una situazione che potrebbe generare contenziosi giudiziari per anni a venire, complicando ulteriormente lo scenario economico e commerciale globale.

