USMCA: Washington riapre i giochi sulle regole di origine auto

USMCA: Washington riapre i giochi sulle regole di origine auto

Le regole che governano il commercio automobilistico nel Nord America tornano sotto la lente d’ingrandimento delle autorità. La Commissione del Commercio Internazionale degli Stati Uniti ha avviato una nuova indagine sulle norme di origine previste dall’accordo commerciale USMCA, quello che ha sostituito il vecchio NAFTA nel 2020. Constructori e operatori del settore attendono con apprensione i risultati di questo scrutinio, consapevoli che potrebbe stravolgere gli equilibri dell’intero comparto.

I vincoli dell’USMCA: come funzionano davvero

Per chi avesse bisogno di un ripasso delle regole fondamentali, l’accordo USMCA ha irrigidito notevolmente i criteri per ottenere l’accesso senza dazi doganali al mercato nordamericano. Una vettura deve contenere il 75% di componenti di provenienza regionale per beneficiare di questo privilegio commerciale. Ma non basta: il 40% dei componenti principali di un’auto di passeggeri deve essere prodotto negli Stati Uniti o in Canada, percentuale che sale al 45% per i pickup.

Sulla carta sembra lineare, ma nella realtà delle moderne catene di approvvigionamento globali il quadro diventa estremamente complesso. La Commissione americana annuncia di voler esaminare l’impatto effettivo su prodotto interno lordo, occupazione, salari, investimenti e competitività complessiva, interrogandosi se queste regole abbiano ancora senso di fronte alla rapida evoluzione tecnologica del settore.

Un’indagine articolata con scoperta ritardata

Quello che sta partendo è il terzo di cinque rapporti programmati fino al 2031. La Commissione terrà un’udienza pubblica in ottobre e consegnerà le proprie conclusioni entro luglio 2027, anche se i tre Paesi hanno fissato per quest’anno il tavolo per decidere sul rinnovo dell’intero accordo commerciale.

L’ironia della situazione è che le restrizioni imposte dall’USMCA, pensate esplicitamente per riportare la produzione in territorio nordamericano, potrebbero aver sortito l’effetto opposto. Secondo alcuni economisti, diversi costruttori preferirebbero semplicemente pagare il modesto dazio del 2,5% su veicoli non conformi piuttosto che districarsi nell’intricato ginepraio dei requisiti di sourcing.

Case come General Motors, Ford, Toyota e Tesla hanno chiesto all’amministrazione di estendere l’USMCA e fornire maggiore chiarezza normativa, ma Stellantis ha assunto una posizione ancora più aggressiva. Il gruppo italo-americano sostiene che i veicoli importati da fuori il Nord America dovrebbero sottostare agli stessi criteri di origine dell’USMCA, oppure che i dazi sui veicoli conformi provenienti da Canada e Messico dovrebbero essere eliminati.

Resta ancora incerto se questa indagine porterà a modifiche sostanziali, regole ancora più stringenti o se resterà semplicemente un altro voluminoso rapporto destinato a impolverare gli scaffali di qualche ufficio. Di una cosa però siamo certi: nell’industria automobiistica nordamericana, dove un componente può attraversare il confine più volte prima di raggiungere la concessionaria, le norme di origine rappresentano un enorme grattacapo per i costruttori, con il rischio concreto di tradursi in auto più costose per il consumatore finale.

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