La logistica italiana ha una nuova voce e questa volta arriva con un’idea piuttosto netta in testa: mettere la legalità al centro, non come slogan ma come requisito vero e proprio per entrare. Si chiama ANIS, Associazione Nazionale Imprese di Servizi e Logistica, ed è stata presentata al Meeting di Rimini davanti a istituzioni, sindacati, associazioni e imprese. A promuoverla è FEDIT, la Federazione Italiana Trasportatori, che con questa mossa prova a dare rappresentanza a chi lavora rispettando le regole.
L’obiettivo dichiarato è rappresentare le aziende che si occupano di logistica integrata, gestione del magazzino e distribuzione dell’ultimo miglio, quella parte finale della consegna che tutti conosciamo bene quando aspettiamo un pacco a casa. E qui sta il punto interessante del progetto: per aderire non basta fare domanda. Serve ottenere una certificazione di regolarità che passa al setaccio struttura societaria, reputazione, solidità economica, applicazione del CCNL e correttezza fiscale, previdenziale e contributiva.
Una soglia d’accesso che fa selezione
Negli ultimi anni il settore è finito più volte sotto i riflettori per via di interventi giudiziari che hanno riportato al centro il tema della regolarità negli appalti. In questo scenario ANIS vuole rafforzare un percorso che molte imprese avevano già intrapreso, spingendo su trasparenza, qualità del lavoro e piena conformità normativa. Si parte da una base di circa 10 mila addetti, con un potenziale che potrebbe arrivare fino a 30 mila, dentro una federazione che raccoglie oltre 1.000 imprese attive nel trasporto e nella logistica.
Alla guida è stata nominata Michela Crecco, manager e imprenditrice con quasi vent’anni di esperienza tra logistica, trasporti e lavoro in somministrazione. “La legalità non sarà soltanto un principio dichiarato, ma un requisito concreto di accesso all’associazione”, ha spiegato Crecco, sottolineando la volontà di costruire una comunità di operatori affidabili e di rapporti più trasparenti con committenti e Parti Sociali. Sulla stessa linea Guido Bertolone, presidente di FEDIT, che ha parlato di un progetto che introduce “una soglia di accesso concreta” e non di “una sigla in più”.
La fotografia del settore secondo la ricerca
Al Meeting di Rimini è stata presentata anche un’indagine condotta nella prima metà del 2026 su un campione di cinquanta imprese attive nel trasporto merci, nel magazzinaggio e nella distribuzione. Il quadro che emerge racconta un comparto molto più strutturato di quanto certi stereotipi lascino pensare. Il 96% delle aziende applica il CCNL Logistica, Trasporto Merci e Spedizione, segno che il contratto è la regola e non l’eccezione. E l’80% ricorre alla contrattazione di secondo livello, percentuale che sale al 100% tra le grandi imprese.
Anche sul fronte delle persone le cose si muovono. Il welfare e la retribuzione variabile sono ormai parte del pacchetto: il 97% delle grandi imprese riconosce indennità oltre i minimi contrattuali, l’82% usa premi di produttività e il 68% offre assistenza sanitaria integrativa. La gestione del personale guarda ai risultati, con il 69% delle grandi realtà che valuta le performance tramite KPI e il 65% che lega la premialità anche ai comportamenti organizzativi. Resta però un nodo aperto, quello della parità di genere: se il 31% delle grandi imprese ha già ottenuto la relativa certificazione, il 56% delle aziende mostra ancora una presenza femminile sotto il 20%.
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Immagine: pneusnews.it
