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Benzina e diesel, il price cap di Eni che salva il Governo

Sul fronte di benzina e diesel arriva una mossa che sa tanto di operazione perfetta, calibrata al millimetro per far combaciare i tempi della politica con le convenienze del mercato. Da lunedì 28 settembre Eni ha deciso di introdurre un price cap sulla propria rete Enilive, congelando per trenta...

Dario Di Dario 3 min di lettura

Sul fronte di benzina e diesel arriva una mossa che sa tanto di operazione perfetta, calibrata al millimetro per far combaciare i tempi della politica con le convenienze del mercato. Da lunedì 28 settembre Eni ha deciso di introdurre un price cap sulla propria rete Enilive, congelando per trenta giorni il prezzo del gasolio a 2,19 euro al litro e quello della benzina a 1,99 euro. Un intervento che, stando ai dati dell’Osservatorio Mimit con il diesel arrivato a 2,338 euro sulla rete ordinaria e addirittura a 2,421 in autostrada, garantisce un sollievo immediato di circa 17 centesimi al litro a chi mette la macchina in moto ogni giorno.

Eppure basta guardare dietro le quinte del comunicato ufficiale per capire che qui non si parla di semplice generosità aziendale. Il tempismo è chirurgico. Il tetto ai listini scatta esattamente ventiquattro ore prima del preannunciato dimezzamento dello sconto sulle accise deciso dall’esecutivo, che porterà il taglio fiscale sul gasolio a scendere da 12,2 a soli 6,1 centesimi al litro. Senza la mossa di Eni, il carburante avrebbe sfondato la soglia psicologica dei 2,40 euro alla pompa.

Un favore al Governo e la minaccia degli extraprofitti

Assorbendo parte dei rincari, il colosso energetico evita al Governo, il cui Ministero dell’Economia è peraltro il principale azionista della società, un brutto contraccolpo d’immagine davanti all’opinione pubblica. Palazzo Chigi ha subito colto la palla al balzo parlando di un lodevole atto di attenzione all’Italia, mentre il vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani ne ha approfittato per rivendicare l’efficacia del sistema Paese, bocciando qualsiasi intervento dirigista. L’operazione serve anche a spegnere una minaccia ben più fastidiosa per i bilanci di Piazza Mattei, cioè la tassazione sugli extraprofitti. Dopo mesi in cui la filiera della raffinazione ha registrato margini record cavalcando la volatilità dei mercati internazionali, il pressing delle opposizioni e di pezzi della stessa maggioranza per un prelievo forzoso si era fatto pressante. Offrendo un contributo di solidarietà limitato nel tempo, trenta giorni prorogabili fino a fine anno in base agli approvvigionamenti, Eni paga una specie di dazio simbolico e volontario. Un investimento irrisorio rispetto ai profitti incamerati nei mesi scorsi, che congela l’ipotesi di una stangata fiscale ben più pesante e strutturale.

La guerra alla pompa e le incognite geopolitiche

Non manca poi il risvolto puramente commerciale. I calcoli delle associazioni dei consumatori come il Codacons stimano un risparmio medio tra i 10 e gli 11 euro a pieno, e qui torna alla mente lo spettro della celebre campagna Riparti con Eni dell’estate 2012. All’epoca gli sconti aggressivi nel fine settimana scatenarono una feroce guerra dei prezzi che cannibalizzò il settore. Oggi come allora Eni ha le spalle abbastanza larghe per reggere un mese di margini compressi alla distribuzione. Molto diverso il discorso per i distributori indipendenti e per le cosiddette pompe bianche, prive della copertura della raffinazione interna, che rischiano di trovarsi soffocate e costrette a scegliere se lavorare in perdita o cedere enormi quote di mercato alla rete Enilive. Sullo sfondo restano poi le incognite geopolitiche che Eni stessa cita a giustificazione della crisi, dalla perdita di oltre trenta raffinerie in Europa negli ultimi quindici anni ai bombardamenti alle strutture russe, fino alla chiusura dello Stretto di Hormuz e al timore di un blocco delle esportazioni statunitensi ventilato da Donald Trump, che secondo Federpetroli rischierebbe di spingere il greggio a EUR 123 al barile. In attesa del tavolo d’emergenza convocato dai ministeri con le principali raffinerie per l’8 ottobre, Eni ha mosso la sua pedina.

Fonte
Immagine: automoto.it

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