Quando si parla di Fiat 600 si parla di un pezzo di storia italiana, non solo di un’automobile. È la vettura che ha messo su quattro ruote un intero Paese, quella che ha dato il via alla motorizzazione di massa in Italia a partire dal 1955. Una berlina a due porte e quattro posti, compatta, furba, con quel motore e trazione posteriore che la rendevano subito riconoscibile. Ma dietro c’è molto di più di una semplice utilitaria.
Il progetto porta la firma di un genio come Dante Giacosa, e all’interno degli stabilimenti torinesi girava con la sigla “100”. Le radici affondano già nel 1953. Il 15 luglio di quell’anno, Vittorio Valletta, allora Presidente e Amministratore Delegato di Fiat, dedica un’intera giornata ai test della vettura. Dopo collaudi serrati su pista, il Consiglio di Presidenza dà il via libera. E proprio durante quei test spunta un’idea che avrebbe fatto storia: una versione “giardiniera”. Il primo seme di quella che sarebbe diventata la Multipla.
Dal raid Roma Calcutta alla prima multispazio della storia
Prima ancora di lanciare tutte le sue varianti, la 600 berlina si mette alla prova sul campo. Nel 1955 partecipa al leggendario raid Roma Calcutta, coprendo oltre 12.000 km in appena 11 giorni. Un’impresa che dimostrava, meglio di qualsiasi brochure, quanto fosse affidabile questa piccola torinese.
Poi arriva lei, la Fiat 600 Multipla, che debutta al Salone di Bruxelles nel gennaio del 1956 e ribalta completamente il concetto di abitabilità. Stessa meccanica della berlina, con il motore posteriore a sbalzo, ma l’abitacolo viene spinto in avanti fino al limite estremo della carrozzeria. Il risultato? Al posto del classico cofano anteriore, che sulla berlina ospitava serbatoio e ruota di scorta, qui trova posto un divano a due posti. Il profilo posteriore, più affusolato, le dava quell’aria da piccolo pullman, quasi un’auto disegnata al contrario. Dentro ci stavano tre file di sedili, fino a sei persone.
La versatilità era il suo cavallo di battaglia. Quattro porte, le anteriori con apertura controvento e le posteriori tradizionali. Abbattendo una o entrambe le file dietro si otteneva un piano di carico lungo quasi due metri. Le pubblicità dell’epoca la mostravano come un vero e proprio camper in miniatura, capace di trasformarsi persino in letto matrimoniale.
La versione D e il taxi che ha fatto epoca
Nel 1960 la gamma si rinnova con la versione D, disponibile sia per la berlina che per la Multipla. Cilindrata maggiorata, prestazioni più brillanti, ma senza pesare sui consumi. Perché il vero segreto del successo restava sempre lo stesso: l’economia d’esercizio. Costava poco tenerla su strada, e questo faceva la differenza.
Con quel motore più vivace, la Multipla diventa la regina indiscussa del trasporto pubblico cittadino. Nell’allestimento Taxi il sedile del passeggero anteriore lasciava spazio a un piano porta valigie, sulla plancia compariva il tassametro, e dietro c’erano due sedili più due strapuntini, per trasportare da due a quattro persone. La livrea è rimasta nella memoria collettiva: nero nella parte alta, verde bottiglia in quella bassa. Un abbinamento talmente bello che molti privati la ordinavano nella stessa combinazione.
Ma la 600 Multipla non era solo taxi. È stata la vettura da lavoro preferita da tantissime aziende italiane, e tra le versioni più ricordate c’è la livrea sportiva Abarth, usata per promuovere le famose marmitte del marchio dello scorpione. Quella versatilità e quell’affidabilità hanno poi aperto la strada ai veicoli commerciali leggeri della casa, primo tra tutti il celebre furgoncino Fiat 600 T.
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Immagine: passioneautoitaliane.com
