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Mobilità e Smart city

Viaggio nella Cina elettrica: 4 mila km tra megalopoli e BEV

Un viaggio nella Cina elettrica lungo più di 4.000 chilometri serve a capire una cosa semplice: quanto c'è di vero nella corsa all'elettrificazione che i numeri raccontano da anni. Perché un conto è leggere grafici e percentuali, un altro è ritrovarsi a un semaforo di Pechino e guardarsi intorno....

Dario Di Dario 3 min di lettura

Un viaggio nella Cina elettrica lungo più di 4.000 chilometri serve a capire una cosa semplice: quanto c’è di vero nella corsa all’elettrificazione che i numeri raccontano da anni. Perché un conto è leggere grafici e percentuali, un altro è ritrovarsi a un semaforo di Pechino e guardarsi intorno. La tratta ha toccato Pingyao, Xi’an, Chengdu, Chongqing e Zhangjiajie, prima di arrivare a Shanghai. E la sensazione, sin dalle prime ore, è stata chiara: la realtà non solo coincide con le aspettative, ma le supera parecchio se paragonata a quello che si vede in Italia.

La Cina è la regina indiscussa dell’elettrico, questo si sa. Ma toccare con mano un Paese così distante da noi, geograficamente e culturalmente, cambia la prospettiva. Anche sul fronte automotive.

Targa verde contro targa blu, la logica del Dragone

A Pechino e Shanghai non serve essere esperti per accorgersene. Basta guardare il colore della targa: verde vuol dire BEV, blu tutto il resto. Un colpo d’occhio impossibile da ignorare, e in queste due città la proporzione di targhe verdi in circolazione è impressionante. Guardando le prime 10 auto che passavano, il punteggio “verde” oscillava spesso tra 8/10 e 9/10, con un paio di volte addirittura 10/10. Mai sotto il 7. Le rare auto blu, quasi sempre, erano modelli europei di alta gamma: Audi, BMW, Mercedes, Ferrari, Porsche.

C’è però un dettaglio che rende il tutto così affidabile. Solo in queste due metropoli la targa verde è riservata esclusivamente alle elettriche pure. Nel resto del Paese, invece, spetta anche alle ibride plug in (PHEV) e alle EREV ad autonomia estesa, che a livello nazionale rientrano tutte nella categoria dei New Energy Vehicle.

La lotteria delle targhe e il costo dell’auto tradizionale

Perché questa scelta così rigida? Entra in gioco un sistema che in Italia non ha equivalenti. A Pechino le targhe per le auto a benzina si assegnano tramite una lotteria mensile, con probabilità di vincita bassissime. Per l’elettrico puro, invece, la strada è quasi garantita. A Shanghai le cose cambiano ancora: la targa per un’auto termica va all’asta, e il prezzo di aggiudicazione supera regolarmente gli 11.000 euro. Quella verde per le sole BEV, invece, è gratuita.

Tradotto: comprare un’elettrica non è soltanto una scelta ambientale, ma un modo pratico e veloce per mettersi al volante. Il quadro non cambia a Xi’an, Chengdu e Chongqing, tre metropoli enormi con circa 13, 21 e 18,5 milioni di abitanti. Qui il sistema a quota non esiste e la targa verde comprende anche le plug in, ma la percentuale di elettrico resta altissima. Stesso discorso persino nelle tappe più piccole, come Pingyao con i suoi 400.000 abitanti e Zhangjiajie con 1,5 milioni.

Aria più pulita e sorprese sulle due ruote

Nel Paese di Mezzo la densità di popolazione è impressionante. Gente ovunque, auto ovunque, scooter ovunque, a qualsiasi ora. Difficile immaginare come sarebbe respirare con tanti veicoli termici in giro. Anche sulle due ruote la strategia è particolare: quasi 200 città cinesi limitano o vietano moto e scooter nei centri urbani già dagli anni Ottanta, più per il traffico che per le emissioni. Ma sotto i 25 km/h di velocità massima, molti mezzi rientrano per legge nella categoria e bike, pur essendo di fatto scooterini a tutti gli effetti. Sfruttando questa zona grigia normativa si sono diffusi in modo capillare.

Oltre a un’aria più pulita, il beneficio sul fronte dell’inquinamento acustico è notevole, un vantaggio spesso sottovalutato. Vedere megalopoli così colossali muoversi in questo modo lascia però una domanda aperta: quanto siamo lontani da uno scenario simile? Non tanto per prodotto e infrastrutture, che non mancano, quanto per l’assenza di un vero meccanismo capace di spingere la transizione con questa decisione.

Fonte
Immagine: vaielettrico.it

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