La Fiat Trepiuno è una di quelle vetture che raccontano molto più di quanto le loro dimensioni facciano pensare. Presentata il 4 marzo 2004 al Salone dell’Automobile di Ginevra, questa concept car nasceva come laboratorio per sperimentare tecnologie e soluzioni stilistiche, ma finì per diventare qualcosa di completamente diverso. Il più grande successo commerciale di Fiat del ventunesimo secolo, per la precisione. Da qui, tre anni dopo, sarebbe arrivata la nuova Fiat 500.
Dietro c’era un progetto tecnico piuttosto ambizioso, battezzato con un nome che diceva già tutto. La piattaforma Small and Safe puntava a un obiettivo apparentemente contraddittorio: infilare standard di sicurezza elevati dentro un pacchetto piccolissimo. E quando parliamo di piccolo, parliamo di 3,3 metri di lunghezza, misura pensata per la giungla urbana e per parcheggi impossibili.
Small and Safe, quando la sicurezza entra in 3,3 metri
Il segreto stava nei materiali e nell’architettura. Il pianale univa acciai ad alta resistenza e alluminio, una combinazione che all’epoca aveva ancora il sapore dell’avanguardia. La struttura era studiata per dissipare l’energia degli urti riducendo al minimo lo sbalzo anteriore, dettaglio tutt’altro che secondario su una vettura così corta. Insomma, non era solo un esercizio di stile fine a se stesso.
A dare forma a tutto questo ci pensò il team di Advanced Design guidato da Roberto Giolito. La sua intuizione fu rileggere le linee della Nuova 500 del 1957 firmata da Dante Giacosa, togliendo però ogni orpello. Le sue parole raccontano bene la filosofia: “La mia idea era quella di asciugare qualsiasi forma di decorazione e portare la lettura essenziale della 500, sostanzialmente legata a piani sovrapposti… Un body inferiore bombato, un anello che circonda il ‘cofango’ e una bolla vetrata senza soluzione di continuità.”
Dal bianco dedicato al quarto posto d’emergenza
Sul piano estetico la Trepiuno non passava inosservata. Carrozzeria in una tonalità di bianco creata apposta, fari anteriori tondi multifunzione e gruppi ottici posteriori a cristalli liquidi, quindi LCD. Dentro, l’abitacolo giocava sempre sul bianco, con una fascia perimetrale rosso bruno che correva tutto intorno a 360 gradi.
E poi c’è la questione del nome. Trepiuno nasceva dalla configurazione modulare dei sedili: due posti davanti, un terzo dietro ottenuto facendo scorrere il sedile del passeggero e un quarto posto d’emergenza ricavato dietro al guidatore. Una soluzione furba, il classico 3+1 che dava flessibilità senza rinunciare alle misure compatte.
La reazione a Ginevra fu talmente forte da convincere i vertici FIAT ad avviare subito l’ingegnerizzazione per la serie. Il passaggio dalla concept alla produzione portò con sé qualche cambiamento. La piattaforma sperimentale lasciò spazio a un pianale del segmento B riadattato, la configurazione 3+1 diventò una più tradizionale omologazione a 4 posti e l’abitacolo modulare venne semplificato.
Tra il 2004 e il 2006 i designer lavorarono sulle proporzioni del concept originale. La vettura crebbe di pochi centimetri, giusto quanto bastava per migliorare la resa estetica e l’equilibrio delle forme. Quella che era partita come una scommessa stilistica diventò così un fenomeno automobilistico mondiale, e la Fiat 500 di serie del 2007 si trasformò in un’icona globale del Made in Italy.
Fonte
Immagine: passioneautoitaliane.com
