Il Mondiale F1 2026 ha ormai una data di chiusura e una direzione precisa. Stefano Domenicali, presidente e amministratore delegato della Formula 1, ha messo fine a ogni dubbio parlando a margine del weekend di Sepang, dove si è corso il Gran Premio del Bahrain. Nessun cambio di programma per le ultime due tappe della stagione, quindi, con Qatar e Abu Dhabi confermati come appuntamenti conclusivi. Una scelta arrivata in un momento tutt’altro che tranquillo, con la tensione tra Iran e Stati Uniti che va avanti ormai da mesi e tiene gli occhi puntati su quella zona del mondo.
A sollevare la questione è stata Mara Sangiorgio, che ha chiesto a Domenicali se la Formula 1 avesse intenzione di rispettare il calendario originario, un po’ come sembra voler fare anche la MotoGP con la tappa in Qatar prevista per l’8 novembre. La risposta è stata diretta, senza giri di parole.
Mondiale F1 2026, le ultime due gare restano Qatar e Abu Dhabi
«Sì, come abbiamo già detto, il calendario è confermato: gli ultimi due Gran Premi saranno quelli in Qatar e ad Abu Dhabi. Questa è la direzione che abbiamo preso sulla base delle informazioni e delle rassicurazioni che abbiamo, e che dobbiamo assolutamente avere, ci mancherebbe altro. È la strategia che applicheremo fino alla fine dell’anno». Parole che non lasciano spazio a interpretazioni e che fanno capire quanto la decisione sia legata alle garanzie ricevute. La gara che chiuderà la stagione, come da tradizione ormai consolidata, si disputerà ad Abu Dhabi.
Imola pronta a entrare in scena se qualcosa cambia
La sicurezza resta la condizione imprescindibile per scendere in pista, e su questo non ci sono margini di trattativa. La situazione verrà monitorata giorno dopo giorno e, se dovesse peggiorare, c’è già un’alternativa pronta. Imola resta a disposizione come piano B, con il circuito del Santerno che tornerebbe così al centro della scena. Un’opzione tenuta in caldo, insomma, nel caso in cui le cose prendessero una brutta piega.
Domenicali ha poi parlato anche dell’organizzazione del Gran Premio del Bahrain portato in Malesia, messo in piedi in appena due mesi e mezzo. Secondo il numero uno della Formula 1, la flessibilità dimostrata «in un contesto operativo di queste dimensioni, che nessun altro sport saprebbe gestire» è la prova della maturità raggiunta dal sistema, un approccio che la categoria vuole continuare a portare avanti. Ha voluto sottolineare la collaborazione delle autorità malesi e il lavoro di oltre mille persone arrivate dal Bahrain. Non è mancata nemmeno una nota sulla buona affluenza sugli spalti già dal venerdì, superiore a quella registrata durante l’ultima gara del 2017.
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Immagine: newsauto.it
