Vai al contenuto

Auto

Pagani in Cina: perché i miliardari impazziscono per l’hypercar

Pagani ha trovato nella Cina un pubblico che poche altre case automobilistiche possono vantare, e non è solo questione di prezzo. Certo, il listino stratosferico aiuta a creare quell'aura di esclusività che fa gola ai più ricchi. Ma dietro il successo della casa di San Cesario sul Panaro c'è molto...

Dario Di Dario 3 min di lettura

Pagani ha trovato nella Cina un pubblico che poche altre case automobilistiche possono vantare, e non è solo questione di prezzo. Certo, il listino stratosferico aiuta a creare quell’aura di esclusività che fa gola ai più ricchi. Ma dietro il successo della casa di San Cesario sul Panaro c’è molto di più: rarità, lavorazione artigianale e, soprattutto, quello status che pochissimi possono permettersi di esibire. La produzione annua si conta sulle dita di qualche mano, numeri che rendono Pagani più simile a un atelier sartoriale che a un costruttore vero e proprio.

Ed è proprio questa scarsità ad aver trasformato le sue hypercar in oggetti da collezione per la clientela più facoltosa del Dragone. In un mercato dove Ferrari, Lamborghini e Porsche ormai sono presenze consolidate, seppur circondate da una marea di nuovi rivali, mettersi in garage una Pagani significa qualcosa di diverso. Non una semplice supercar da guidare, ma un pezzo quasi irripetibile da esporre, personalizzare e magari tramandare ai figli.

Tutti pazzi per il marchio di San Cesario

Un dato colpisce più di altri: i compratori cinesi di Pagani sono i più giovani al mondo. E non finisce qui. Oltre la Muraglia il marchio ha costruito una vera e propria fan culture attorno alla figura di Horacio Pagani. Su Xiaohongshu, uno dei social più amati del Paese, l’hashtag #MrPagani ha superato i 3,1 milioni di visualizzazioni, mentre #pagani arriva addirittura a 168,5 milioni. Il punto è questo: Pagani non vende soltanto un’auto. Vende la storia del suo fondatore, il carbonio lavorato a mano, i dettagli lasciati a vista di proposito e la possibilità di rendere ogni vettura un esemplare praticamente unico.

La strategia è partita addirittura prima dell’apertura di una rete ufficiale. Nel 2014 nacque la Huayra Dinastia, una serie di appena tre vetture pensate solo per la Cina. L’anno successivo, nell’ottobre 2015, arrivò il primo showroom asiatico a Shanghai, poi toccò a Pechino, Shenzhen e Chengdu. In pratica la domanda era già stata coltivata con cura prima ancora che spuntassero i concessionari.

Il paradosso fiscale che fa esplodere i prezzi

Poi c’è il fattore tasse, che rende una Pagani ancora più fuori portata. Numeri alla mano: una Utopia che esce dall’atelier a circa 2,3 milioni di euro può arrivare a toccare i 5,4 milioni una volta immatricolata in Cina. Sul conto finale pesano dazi, imposte sui motori oltre i 4 litri, Iva e la tassa sulle vetture di lusso. Il risultato ha qualcosa di paradossale: una fetta enorme della cifra pagata dal cliente non finisce nelle casse di Pagani, eppure proprio quel costo gonfiato contribuisce a rendere l’auto ancora più esclusiva agli occhi di chi la compra.

Il bacino di clienti potenziali, del resto, c’è eccome. Si parla di circa 130.000 famiglie cinesi con almeno 100 milioni di renminbi di patrimonio, mentre la spesa media dichiarata per un’auto si aggira sui 780.000 renminbi. Una Pagani costa decine di volte tanto. Ed è qui che l’hypercar italiana trova il suo spazio: non deve conquistare il mercato in termini di volumi, deve semplicemente restare rara. Perché per il miliardario che può comprarsi quasi qualunque automobile, il vero lusso non è tanto quanto costa una Pagani. È sapere che, dall’altra parte del mondo, ce ne sono pochissime uguali alla propria.

Fonte
Immagine: automoto.it

Segnala un errore