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Mercedes Classe G, la storia del primo esemplare appartenuto a Strauß

C'è stato un tempo in cui la Mercedes Classe G non era ancora l'icona milionaria che vediamo oggi parcheggiata davanti ai locali di mezzo mondo. Era semplicemente un fuoristrada serio, nato per fare il suo mestiere senza troppi fronzoli. Presentata nel 1979, venne pensata come una vettura robusta e...

Dario Di Dario 4 min di lettura

C’è stato un tempo in cui la Mercedes Classe G non era ancora l’icona milionaria che vediamo oggi parcheggiata davanti ai locali di mezzo mondo. Era semplicemente un fuoristrada serio, nato per fare il suo mestiere senza troppi fronzoli. Presentata nel 1979, venne pensata come una vettura robusta e versatile, capace di passare dall’asfalto ai terreni più ostici senza battere ciglio. Eppure, già allora, costava quanto certe sportive da sogno. E uno dei suoi primi estimatori fu un personaggio di peso della politica tedesca.

Stiamo parlando di Franz Josef Strauß, nome poco familiare dalle nostre parti ma figura centrale della Germania del Dopoguerra. Esponente dell’Unione Cristiano Sociale bavarese, è stato ministro federale della Difesa e delle Finanze, e dal 1978 ministro presidente della Baviera, incarico che ha tenuto fino alla morte nel 1988. Per anni ha girato con una 300 GD, equipaggiata con dotazioni piuttosto raffinate per l’epoca. La sua vettura racconta bene la prima fase di questo modello, partito come mezzo da lavoro e diventato poi una delle icone più riconoscibili della Casa di Stoccarda.

Un fuoristrada nato senza compromessi

Il debutto internazionale arriva nel febbraio 1979, con la presentazione alla stampa sul circuito Paul Ricard, a Tolone, in Francia. Il progetto nasce dalla collaborazione tra Mercedes Benz e l’austriaca Steyr Daimler Puch, chiamata ad affiancare i tedeschi nello sviluppo e nella produzione. L’obiettivo era chiaro: un veicolo tosto, a suo agio sia sulle strade asfaltate sia sui percorsi più difficili.

Il tutto prende forma negli anni Settanta con un nome in codice curioso, Haflinger II, un richiamo a una razza equina alpina. Un riferimento che fotografa bene la filosofia della vettura, pensata per unire la resistenza di un mezzo da lavoro a una certa agilità sui fondi accidentati. Strauß scelse proprio la 300 GD per spostamenti e battute di caccia, con optional come i sedili regolabili elettricamente e il climatizzatore.

La 300 GD e quel cinque cilindri diesel

La Mercedes 300 GD di Strauß è una station wagon a passo corto, lunga 4,14 metri. Attenzione però a non farsi ingannare dalle dimensioni: il telaio a longheroni e la struttura robusta portano il peso a 1.935 kg, e le manovre non sono proprio una passeggiata. Il servosterzo era di serie, ma solo sulle versioni più accessoriate, tra cui appunto la 300 GD e la 280 GE. Nei primi anni la Classe G ricevette diversi aggiornamenti per comfort e praticità, come il cambio automatico a quattro rapporti dall’aprile 1981 e, nel maggio 1982, rivestimenti più curati e un nuovo volante a quattro razze con airbag, preso in prestito dalla Classe S della serie 126.

Sotto il cofano c’è il cinque cilindri diesel aspirato OM 617 da 3,0 litri, con 88 CV e 172 Nm di coppia. Trazione integrale inseribile, marce ridotte e bloccaggi dei differenziali a richiesta. Una meccanica essenziale, votata alla robustezza più che alle prestazioni. Dal 1982 arriva anche un cambio manuale a cinque rapporti, con leva piuttosto bassa e innesti gommosi che richiedono un po’ di pratica. Il motore ha un carattere tranquillo, con meno di 30 CV per litro fatica a muovere la massa con brio, nonostante la coppia massima disponibile già a 2.400 giri al minuto.

La voce di quel cinque cilindri è inconfondibile, profonda, quasi da vecchio motore marino. L’accelerazione è lenta e i rapporti lunghi non aiutano. La velocità massima dichiarata è di 127 km/h, ma questo non è certo un mezzo da autostrada: a 110 km/h il motore gira poco sopra i 3.000 giri e in abitacolo si avverte una risonanza marcata. In compenso la posizione di guida rialzata regala un’ottima visibilità, e persino gli indicatori anteriori diventano utili per valutare gli ingombri nelle manovre. È però in fuoristrada che la 300 GD dà il meglio, dove telaio robusto, trazione integrale e ridotte la rendono a suo agio sui fondi più sconnessi.

L’abitacolo riflette la filosofia originale della Classe G, con un’impostazione vicina a quella di un veicolo commerciale più che a un SU

Fonte
Immagine: it.motor1.com

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