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Auto a combustione in Cina: sconti record per i brand stranieri

Gli sconti sulle auto a combustione interna in Cina hanno toccato livelli mai visti, e dietro questi ribassi si nasconde una partita molto più grande di una semplice promozione. I costruttori stranieri si trovano con le spalle al muro in un mercato che cambia pelle a velocità impressionante. La...

Dario Di Dario 3 min di lettura

Gli sconti sulle auto a combustione interna in Cina hanno toccato livelli mai visti, e dietro questi ribassi si nasconde una partita molto più grande di una semplice promozione. I costruttori stranieri si trovano con le spalle al muro in un mercato che cambia pelle a velocità impressionante. La crescita delle vetture elettriche ha eroso lo spazio per i modelli tradizionali, e la reazione dei grandi marchi internazionali è stata immediata: tagliare i prezzi delle auto a combustione per tenere in piedi le vendite. Il punto è che non si tratta solo di far girare i concessionari. Qui si combatte per difendere quote di mercato in un Paese dove i brand locali hanno guadagnato terreno a ritmo vertiginoso, forti di elettrificazione, tecnologia e prezzi che fanno concorrenza a tutti.

Il risultato è una nuova fase della guerra degli sconti, con possibili contraccolpi pesanti sui margini di chi produce. Una mossa che somiglia molto a una corsa contro il tempo, più che a una strategia pensata per durare.

Numeri che raccontano la pressione

I dati della China Passenger Car Association parlano chiaro. Nell’ultimo mese considerato gli sconti medi sulle auto con motore a combustione dei grandi marchi internazionali hanno raggiunto il 23,4%, dopo il 23,7% del mese precedente. Per capire quanto sia cambiata la musica, basta pensare che nel 2023 la media si aggirava intorno al 13%. Volkswagen e Toyota sono tra i gruppi più esposti a questa dinamica, mentre la domanda cinese continua a spostarsi verso l’elettrico senza quasi mai voltarsi indietro.

E i numeri lo confermano. Nell’ultimo periodo analizzato le auto elettriche hanno rappresentato il 65,2% delle vendite di veicoli in Cina, un nuovo record. Nello stesso arco di tempo, però, le vendite complessive di automobili sono calate del 23,6% su base annua. Il problema diventa così doppio: il mercato si restringe e la fetta più dinamica della domanda si concentra proprio su quei prodotti dove molti costruttori stranieri sono arrivati in ritardo. Gli sconti riescono a tenere in piedi le immatricolazioni nel breve periodo, ma non toccano il nocciolo industriale della questione.

Una sfida che va oltre il prezzo

I marchi stranieri devono vedersela con aziende cinesi che hanno costruito buona parte del proprio vantaggio proprio sull’elettrico, sulle batterie, sul software e sulla rapidità con cui sfornano nuovi modelli. Il conto da pagare è un’erosione costante delle quote: nella prima parte dell’anno la presenza dei costruttori internazionali sul mercato cinese si è fermata al 34,4%, cioè 5,4 punti percentuali in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. E il confronto con il passato fa quasi impressione, considerando che nel 2015 i marchi stranieri controllavano circa il 63% del mercato.

Ecco perché tagliare i prezzi delle auto a combustione rischia di essere solo un cerotto. Volkswagen, Toyota e gli altri gruppi stanno lavorando su più fronti contemporaneamente: ridurre i costi, accelerare lo sviluppo di nuovi modelli elettrici e ripensare le proprie strutture produttive e societarie nel Paese. Il caso Toyota è emblematico, alle prese con una possibile riorganizzazione delle joint venture cinesi in un mercato segnato da sovracapacità, concorrenza sempre più agguerrita e un’elettrificazione che corre.

La partita, insomma, non riguarda soltanto quanto costerà un’auto nuova nei concessionari cinesi. Riguarda quale spazio resterà ai marchi stranieri in un mercato dove il motore a combustione interna sta perdendo peso giorno dopo giorno. Gli sconti possono rallentare la caduta, ma la vera sfida resta costruire auto capaci di reggere il confronto sul terreno tecnologico e di prezzo, quello su cui i produttori cinesi hanno ormai preso il largo.

Fonte
Immagine: automoto.it

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