Il leasing sociale parte con 50 milioni di euro per un totale di 3.000 auto, ma prima di vederlo davvero in strada bisogna avere pazienza fino alla primavera del 2027. E già qui salta all’occhio un problema di fondo. Numeri così piccoli non spostano di un millimetro la qualità dell’aria, nemmeno se al posto delle 3.000 vetture ce ne fossero 30.000 tutte elettriche. La partita vera, quella che conta davvero, è convincere milioni di persone che l’elettrico non avvelena, è silenzioso, funziona e si può ricaricare anche con il sole di casa propria.
Ed è proprio per questo che stupisce la scelta italiana di ammettere anche le Euro 6, che restano a tutti gli effetti veicoli inquinanti. In Francia una cosa del genere non esiste: là il programma è solo elettrico, perché ha una funzione educativa, quasi didattica. L’idea è semplice: un test che dura anni per far toccare con mano i benefici a chi, l’auto elettrica, non potrebbe permettersela comprandola.
Dieci mesi di attesa e il modello lo sceglie l’ACI
In attesa che venga pubblicato il bando arrivano le prime indicazioni sul provvedimento approvato dal Governo con il fondo automotive. Cominciamo dai tempi, che sono la nota dolente. Serviranno almeno dieci mesi, quindi se ne riparla nella primavera del 2027. Perché un’attesa così lunga? Prima del bando dedicato ai beneficiari con Isee sotto i 30 mila euro, deve uscire quello con cui l’ACI individua i veicoli da acquistare. Poi va progettato e attivato lo sportello telematico per le domande, e naturalmente vanno definite tutte le procedure nel dettaglio. Un punto delicato: la graduatoria seguirà l’ordine cronologico di presentazione. In pratica sarà un click day, e chi non è pronto rischia di restare fuori.
Qui nasce la prima domanda spontanea. Con decine di operatori italiani e internazionali specializzati in leasing e noleggio a lungo termine, cosa ha spinto il Governo a coinvolgere l’ACI, che in questo campo non ha esperienza e ha finalità statutarie completamente diverse? Diverso rispetto all’Ecobonus, che finanzia l’acquisto diretto dell’auto: qui il modello lo sceglie l’ACI tramite gara. E la gara serve a strappare un prezzo più basso. Sul sito de L’Automobile, la rivista dell’ente, c’è un dato che spiega tutto: la soglia di prezzo fissata a 14.800 euro si intende esente Iva, cioè 18.056 euro Iva inclusa. Un modello che ci rientra in pieno è la Fiat Pandina, con un listino senza sconti di 15.950 euro. Altro che elettrico, insomma.
Finanziare termiche e ibride, il paradosso
E veniamo alla seconda domanda, forse la più scomoda. Se l’obiettivo è ridurre le emissioni, perché mettere soldi pubblici su auto inquinanti, ibride comprese, invece di riservare il leasing sociale alle sole elettriche? E su 3.000 unità ci sarà davvero una quota esclusiva per le elettriche? La risposta arriverà solo col bando dell’ACI, però una cosa è chiara: sarà una competizione basata anche sul prezzo, e su quel terreno i modelli termici e ibridi partono con un vantaggio enorme.
L’Ecobonus auto, con oltre 500 milioni, e quello per i veicoli commerciali leggeri hanno già dimostrato che l’interesse per le auto elettriche c’è, e che sono le uniche capaci di garantire il livello di inquinamento più basso. Il modello francese, a cui evidentemente il nostro Governo ha preferito non ispirarsi se non per il nome, andava in tutt’altra direzione. Fuori le termiche, fuori le ibride, e possibilmente fuori anche l’ACI.
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Immagine: vaielettrico.it
