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Mobilità e Smart city

Sicurezza sulle moto, a Firenze il progetto Aigor cambia le regole

La sicurezza sulle moto è il filo che tiene insieme tutto questo discorso, e non è un caso se proprio a Firenze ha preso forma il progetto Aigor. Non c'è mobilità sostenibile se non è anche sicura, e questo è diventato un obiettivo preciso da quando Alessio non è più qui. Con l'iniziativa...

Dario Di Dario 4 min di lettura

La sicurezza sulle moto è il filo che tiene insieme tutto questo discorso, e non è un caso se proprio a Firenze ha preso forma il progetto Aigor. Non c’è mobilità sostenibile se non è anche sicura, e questo è diventato un obiettivo preciso da quando Alessio non è più qui. Con l’iniziativa #unabbraccioperalessio la ricerca si è concentrata su progetti concreti che vadano in quella direzione. Aigor è uno di questi, ed è spuntato fuori all’Università di Firenze: una sperimentazione sul campo per capire davvero come si comportano scooter e moto nel traffico di tutti i giorni. Sensori di bordo, intelligenza artificiale, consapevolezza del rischio. Il team guidato dal professor Giovanni Savino ha messo nel mirino soprattutto i neopatentati.

Salire per la prima volta su due ruote vuol dire autonomia, agilità, libertà di muoversi come si vuole. Però c’è un rovescio della medaglia, e riguarda tutti: la sicurezza stradale. Per affrontare il problema con dati seri e soluzioni tecnologiche, il dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università degli Studi di Firenze ha fatto partire Aigor. Savino, che di dinamica e sicurezza dei motoveicoli se ne intende a livello internazionale, punta a ribaltare l’idea stessa di prevenzione: non più analizzare gli incidenti dopo che sono successi, ma capire in tempo reale cosa accade mentre si guida.

Una fotografia del traffico reale, dallo studio naturalistico fino all’app

Il cuore del metodo è quello che viene chiamato studio naturalistico, un approccio che prende in prestito i principi dell’osservazione etologica e li applica al traffico cittadino. Niente scenari finti ricostruiti in pista, insomma. I ricercatori guardano come la gente guida nella vita vera, senza intromettersi nelle loro abitudini. Il progetto parte con una flotta pilota di dieci giovani volontari fiorentini, con i ciclomotori attrezzati di tutto punto: piattaforme inerziali, sensori radar, telecamere capaci di registrare accelerazioni, frenate, distanze di sicurezza e manovre evasive. La tecnologia, nata negli Stati Uniti e usata nel sud-est asiatico, arriva a Firenze per la prima volta in Europa grazie alla piattaforma Ride-Oak, adattata alle strade toscane.

La prima fase serve a mappare gli eventi critici, capire dove scattano i cosiddetti quasi incidenti, come reagiscono i ragazzi davanti a un ostacolo improvviso e quali sono gli errori che si ripetono sempre. Poi i dati finiscono sotto la lente degli esperti di sicurezza stradale, che costruiscono un modello di rischio tagliato su misura per le strade fiorentine. Nella terza fase tutto questo materiale diventa nutrimento per addestrare un motore di intelligenza artificiale, quello che poi confluirà nell’applicazione mobile Aigor.

Aigor, un angelo custode digitale accanto a casco e airbag

L’algoritmo mette insieme la letteratura scientifica internazionale, le statistiche locali e i rilievi dei sensori, poi restituisce feedback utili per affinare la percezione del pericolo e correggere i comportamenti sbagliati prima che diventino un guaio serio. Le analisi del gruppo di ricerca raccontano una cosa interessante: davanti a un pericolo improvviso in moto molti si bloccano, frenano male, a volte sterzano d’istinto verso l’ostacolo invece di schivarlo. L’app, affiancata a simulatori di guida avanzati, prova a colmare proprio questa mancanza di esperienza.

La sicurezza sulle due ruote passa anche dall’equipaggiamento passivo: casco sempre, allacciato come si deve, guanti e calzature giuste, e i giubbotti airbag, forniti pure ai partecipanti alla sperimentazione. Un dato che fa riflettere: viaggiare a 50 km/h in città equivale, per energia cinetica d’impatto, a un tuffo da dieci metri. A quella velocità l’errore non lascia scampo.

L’obiettivo che non si può rimandare: Vision Zero

I numeri dell’Istat richiamati da Savino parlano chiaro. Nel mondo, su oltre un milione di vittime della strada ogni anno, circa un terzo riguarda chi guida le due ruote a motore. In Italia la proporzione è drammaticamente simile: su circa 3.000 morti all’anno per incidenti stradali

Fonte
Immagine: greenstart.it

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