I viaggi lunghi in estate sono ormai una tradizione per chiunque metta in conto centinaia di chilometri d’autostrada tra vacanze, trasferte di lavoro e rientri. Ma pianificare il percorso migliore non basta. Serve ragionare su un dettaglio che spesso viene sottovalutato: l’orario in cui ci si mette al volante e la frequenza delle pause. Non è una questione di semplice comodità, è una faccenda che riguarda la sicurezza stradale e, non da ultimo, la salute stessa dell’auto.
Il caldo, in questo senso, gioca un ruolo enorme. Quando la temperatura esterna tocca i 30 o 35 gradi, il cervello si affatica molto più in fretta. L’abitacolo surriscaldato provoca vasodilatazione, spossatezza, un calo dell’attenzione che allunga i tempi di reazione. Ed è proprio in queste condizioni che il rischio del temuto colpo di sonno cresce a dismisura.
Perché conviene guidare nelle ore fresche
Evitare le ore centrali della giornata, indicativamente tra le 11:00 e le 17:00, porta vantaggi che vanno ben oltre il comfort dei passeggeri. C’è di mezzo anche la meccanica. L’asfalto estivo arriva a superare i 60 gradi e questo mette sotto stress diverse componenti del veicolo. I pneumatici, per esempio, con l’alta temperatura aumentano la pressione interna e l’usura, con un rischio concreto di forature o addirittura esplosioni sulle gomme già consumate.
Non finisce qui. Il sistema di raffreddamento lavora al limite, con il liquido refrigerante che rischia il surriscaldamento. E l’aria condizionata? Il compressore gira al massimo regime in modo continuo, facendo lievitare i consumi di carburante, o di batteria nel caso delle auto elettriche, anche del 10 o 15 per cento. Partire all’alba o la sera, insomma, significa arrivare con l’auto meno provata e il portafoglio un po’ più pieno.
La regola d’oro delle pause e il pericolo del micro sonno
Su questo punto sia il Codice della Strada sia la medicina del lavoro sono piuttosto chiari: l’attenzione al volante inizia a crollare dopo circa 90 minuti di concentrazione continua. Da qui nasce la cosiddetta regola del 2×20, ovvero ogni 2 ore di guida una sosta di almeno 20 minuti. E fermarsi davvero, non restare seduti con lo smartphone in mano.
Una pausa fatta bene vuol dire scendere dall’auto e camminare un po’, giusto per riattivare la circolazione nelle gambe e sgranchire la schiena. Bere acqua fresca è fondamentale, visto che la disidratazione è tra le prime cause di mal di testa e cali di concentrazione. Meglio evitare pasti pesanti, ricchi di grassi o carboidrati, perché la digestione faticosa porta con sé quella sonnolenza post pranzo che tutti conoscono. Il caffè può dare una mano, certo, ma i suoi effetti svaniscono dopo 30 o 45 minuti e non sostituisce mai il riposo vero.
Poi c’è il capitolo più insidioso, quello del micro sonno. Si tratta di una perdita di coscienza involontaria che dura da 1 a 5 secondi. Sembra poco, ma a 130 chilometri orari in soli 3 secondi l’auto percorre oltre 100 metri completamente al buio. I segnali da tenere d’occhio sono palpebre pesanti, sbadigli frequenti, la testa che fatica a restare dritta, lo scostamento involontario dalla corsia spesso segnalato dai sistemi ADAS e l’incapacità di ricordare gli ultimi due o tre chilometri percorsi. Basta uno solo di questi campanelli d’allarme per doversi fermare alla prima area di sosta e concedersi un power nap di 15 o 20 minuti.
Il consiglio pratico, alla fine, è semplice: inserire le soste già nella tabella di marcia del navigatore o dell’app di viaggio, senza viverle come tempo perso. Arrivare a destinazione un’ora dopo ma riposati e in totale sicurezza resta il modo migliore per cominciare le vacanze con il piede giusto.
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Immagine: infomotori.com
