Enea Bastianini non le manda a dire quando si tratta di raccontare gli anni passati in Ducati, e nel bel mezzo del weekend di Misano ha aperto un cassetto che in tanti volevano vedere spalancato. Il pilota riminese ha parlato del duello con Martín per la sella ufficiale, dell’anno scomodo nel team factory e di quel futuro tutto da scoprire in Aprilia Trackhouse. Ma prima ancora della MotoGP, c’è un dettaglio che lo racconta bene: da ragazzo era un tuffatore agonista.
Tuffarsi da 10 metri, dice, non è affatto una passeggiata. Serve tecnica, altrimenti si finisce per spanciare o schienare. E 10 metri, aggiunge, era il suo massimo nelle competizioni. Più in alto di così bisogna andare a buttarsi dalle scogliere, tutt’altro contesto. Poi c’è Harry Potter, saga che ama alla follia, tanto da aver chiamato il suo cane Hagrid. D’inverno gli piace riguardarsela, ma non tutti gli anni, sennò diventa troppo. Il Signore degli Anelli, invece, non l’ha mai preso più di tanto.
Il duello con Martín e la chiamata di Dall’Igna
Il 2022 resta un’annata che gli ha cambiato la carriera. Quattro vittorie, un ritmo che nessuno si aspettava e il sorpasso proprio su Martín per il posto nel team ufficiale. Bastianini racconta che qualcosa aveva intuito già nei test, sentiva di avere margine. Poi la vittoria alla prima gara, quindi Austin, quindi la Francia. La speranza c’era, anche se sapeva bene che Martín era considerato il predestinato per quella sella.
La svolta è arrivata con una telefonata mentre era al mare con degli amici. Era Gigi Dall’Igna, e vedendo il nome sul telefono aveva già capito che si giocava tutto lì, tra lui e l’altro. Un po’ lo desiderava, ammette, ma quando se l’è sentito dire davvero è stata una gran bella soddisfazione. Sulle voci di fine 2023, quando si parlava di un suo possibile passaggio in Pramac con Martín in ufficiale in caso di titolo, taglia corto: aveva un contratto con Ducati, difficile che sarebbe potuto accadere.
Il 2024, i podi e quella sensazione di essere di troppo
Il capitolo più delicato è il 2024. Un’annata bellissima sul piano dei risultati, con le vittorie di Misano e Silverstone e una lunga serie di podi, ma vissuta con una spina nel fianco. Bastianini confessa di non essersi mai sentito davvero a suo agio in quel team, con la sensazione di essere ormai di troppo. Una volta realizzato come stavano le cose, però, ha cambiato prospettiva e si è goduto ogni gara. Con più fiducia, dice, avrebbe potuto fare ancora di più.
Su Márquez il giudizio è netto: che vada forte è scontato, e vederlo competitivo con la GP23 mentre gli altri avevano la 24 la dice lunga. La 24 secondo lui era una moto nata meglio, ma la 23 esaltava le caratteristiche di Marc, capace di infilarsi ovunque dove altri con la stessa moto non hanno combinato granché. Quanto al confronto tra Márquez e Bagnaia, parla di fiducia, quella cosa che in questo mondo conta tantissimo. Marc ha dato il massimo ed è riuscito a tenerla, Pecco negli ultimi due anni no.
E la fiducia, spiega, riguarda anche lui in prima persona. A volte si ritrova a partire diciannovesimo e si chiede cosa ci faccia lì, pur ammettendo che ormai quest’anno se lo domanda meno. In qualifica fatica, in gara riesce quasi sempre a tirare fuori qualcosa in più. Le rimonte gli sono sempre piaciute, sorpasso dopo sorpasso si esaltava, anche se ultimamente ammette di non essere più così efficace negli attacchi. Ad Aragón qualcosa è cambiato, ma su questa moto non è mai riuscito a essere del tutto incisivo, al contrario di Pedro che ne esalta il potenziale.
