Passare in moto nel traffico tra le auto ferme in coda è forse la manovra più diffusa in città, una di quelle abitudini che ogni motociclista conosce bene. Ma il Codice della Strada cosa dice davvero? Sorpresa: non esiste una norma che vieti in modo esplicito e generale ai motocicli di risalire una fila di automobili. Il punto è tutto lì, nelle sfumature. La faccenda va infatti letta alla luce delle regole che disciplinano il sorpasso e il modo concreto in cui viene eseguita la manovra. L’articolo 148 del Codice, per esempio, chiede che il sorpasso avvenga senza creare pericolo o intralcio, mantenendo un’adeguata distanza laterale.
C’è però una situazione che il legislatore vieta senza mezzi termini. Il comma 11 dello stesso articolo 148 stabilisce che non si possono superare veicoli fermi o in lento movimento per congestione, anche fermi ai semafori, quando per farlo occorre spostarsi nella parte di carreggiata riservata al senso opposto di marcia. Tradotto: se per risalire la coda serve invadere la corsia opposta, la manovra è fuorilegge.
Quando la manovra resta lecita e quando no
Diverso il caso in cui la moto rimanga dentro la propria carreggiata e proceda nello spazio disponibile tra le file di veicoli. Qui non c’è alcun divieto generale che impedisca, di per sé, di risalire la coda. Attenzione però, questo non vuol dire che la cosa sia automaticamente lecita in qualsiasi situazione. A fare la differenza è come si procede. Velocità, distanza dalle auto, visibilità, larghezza dello spazio, condizioni del traffico e la possibilità che un’automobile cambi corsia all’improvviso: sono tutti elementi che incidono sulla regolarità e sulla sicurezza. Rileva anche l’articolo 149, che impone una distanza di sicurezza tale da consentire l’arresto tempestivo del mezzo. Risalire una coda piano e con attenzione è tutt’altra cosa rispetto a sfrecciare tra le auto a distanza ravvicinata, con poco margine per reagire a un ostacolo improvviso.
L’incidente tipico e cosa dice la Cassazione
C’è un copione che si ripete spesso. L’auto ferma o incolonnata che all’improvviso cambia direzione, sterza o svolta proprio mentre il motociclista sta risalendo la fila. In casi del genere l’automobilista può essere chiamato a rispondere della manovra fatta senza la dovuta attenzione, ma finisce sotto la lente anche la condotta del centauro: velocità, posizione, distanza dalle auto e reale possibilità di prevedere o evitare l’urto. La giurisprudenza ha affrontato vicende simili senza però trasformare la risalita della coda in una regola sempre lecita o sempre illecita. Un riferimento è l’ordinanza della Corte di cassazione numero 26805 del 14 novembre 2017, relativa a un incidente tra uno scooter e un’automobile. In quel caso specifico la Corte ha confermato un concorso di responsabilità, guardando sia alla condotta dell’automobilista sia a quella del motociclista. Resta comunque una pronuncia legata alla dinamica di quel singolo sinistro, non una regola secondo cui, ogni volta che un’auto colpisce una moto in risalita, la colpa vada per forza divisa a metà. Tutto cambia in base alle circostanze concrete. In sostanza, quindi, non c’è un divieto generale ed esplicito che impedisca alle moto di risalire le file di auto. La manovra però va eseguita rispettando le norme sul sorpasso e sulla circolazione, con un punto fermo su tutti: mai usare la corsia opposta per superare una coda di veicoli fermi o rallentati dal traffico. Al di fuori di questo, in caso di incidente non basta stabilire chi abbia sbagliato per primo, perché la responsabilità viene valutata considerando la condotta concreta di entrambi i conducenti e il contributo che ciascuno ha dato alla dinamica.
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Immagine: insella.it
