Il gasolio torna a pesare sul portafoglio degli automobilisti. Dal 5 ottobre 2026 lo sconto di 6,1 centesimi al litro sulle accise non esiste più, e con la scadenza di quel taglio fiscale si chiude l’ultima tappa di una lunga serie di riduzioni decrescenti decise dal governo. Dal 6 ottobre 2026 il prezzo del diesel torna legato all’accisa piena, ma entro i limiti di un nuovo sistema mobile che può rimodulare l’aliquota a seconda di come si muove il mercato.
Il momento, va detto, non è dei più tranquilli. Tra marzo e agosto 2026 il caro carburanti è già costato agli automobilisti italiani oltre 4,7 miliardi di euro in più rispetto al 2025, calcolando la spesa a parità di consumi e includendo gli effetti di price cap e sconti. Nel bimestre luglio agosto 2026 la spesa complessiva per benzina e gasolio ha toccato 10,6 miliardi di euro, 1,75 miliardi in più rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre le entrate erariali nello stesso periodo sono state di 5,2 miliardi di euro.
Gasolio, finito lo sconto da 6,1 centesimi
Lo sconto sulle accise era arrivato in un contesto di prezzi già tirati e aveva tenuto il diesel sotto controllo per qualche mese. Con la scadenza del 5 ottobre 2026 quella riduzione decade e il prezzo alla pompa smette di godere del taglio fisso, rientrando nell’aliquota ordinaria soggetta alle future variazioni delle accise mobili.
Il quadro, però, non è tutto nero. Negli ultimi giorni il Codacons ha segnalato un calo generalizzato dei listini: il prezzo medio della benzina è sceso di 11 centesimi in una settimana, quello del gasolio di 13,3 centesimi, complice anche la discesa delle quotazioni internazionali. Secondo i dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, al 3 ottobre 2026 risultano 10.519 distributori su 20.147 (52,2%) con prezzi del gasolio sotto la soglia del price cap di 2,20 euro al litro. E parliamo pure di 10.413 impianti su 20.141 (51,7%) che vendono la benzina sotto i 2 euro al litro.
Accise mobili, il meccanismo che cambia il diesel
Al posto dello sconto fisso arriva ora il sistema delle accise mobili. L’aliquota non resta bloccata su un valore unico, ma viene aggiornata in base all’andamento delle quotazioni internazionali del petrolio e alle maggiori entrate IVA legate ai rincari. L’obiettivo dichiarato è smussare i picchi, non cancellare del tutto le oscillazioni di mercato.
La disciplina delle accise mobili è stata preparata con la delega fiscale e poi dettagliata nella legge di bilancio 2026, che ha ridefinito dal 1° gennaio 2026 l’articolo 3 del decreto legislativo n. 43/2025. Il decreto legge del 18 marzo 2026 n. 33 ha dato un primo utilizzo operativo a questo schema, con una rideterminazione temporanea delle aliquote tra cui quella del gasolio, mentre il decreto ministeriale del 4 settembre 2026 e il decreto legge 17 settembre 2026 n. 162 hanno accertato il superamento delle soglie previste e fissato per l’autunno 2026 nuove aliquote e durata dell’intervento. Una differenza netta rispetto al precedente taglio terminato a maggio 2026, costruito invece su uno sconto fisso con scadenza nota.
Il presidente di Adusbef, Antonio Tanza, ha definito l’effetto combinato di rincari e imposte sui carburanti “una tassa occulta da 80 euro a singolo cittadino residente, neonati compresi”, riferendosi al conto del caro carburanti accumulato nel 2026. Una pressione che il nuovo meccanismo punta almeno a rendere più prevedibile.
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Immagine: it.motor1.com
