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Mobilità e Smart city

Bonus colonnine, altri esclusi: wallbox in omaggio senza rimborso

Chi conta su una wallbox in omaggio per poi recuperare le spese con il bonus colonnine rischia una brutta sorpresa. La domanda, in questi casi, viene considerata incompleta e quindi respinta. È l'ultima categoria di esclusi che si aggiunge a una lista già lunga: prima chi aveva installato la...

Dario Di Dario 3 min di lettura

Chi conta su una wallbox in omaggio per poi recuperare le spese con il bonus colonnine rischia una brutta sorpresa. La domanda, in questi casi, viene considerata incompleta e quindi respinta. È l’ultima categoria di esclusi che si aggiunge a una lista già lunga: prima chi aveva installato la colonnina prima del 26 giugno, poi chi aveva scelto un modello non presente nell’elenco GSE. Errori in buona fede, certo, ma la legge non fa sconti su questo punto.

Massimo, uno dei lettori, racconta una situazione tipica. Ha preso una Toyota e la promozione gli regala il dispositivo di ricarica. Il problema arriva dopo: deve tirare il cavo dal contatore fino al box, una spesa tutt’altro che leggera, a cui si aggiungono i costi della pratica. La domanda è semplice: può chiedere il rimborso almeno dei lavori, visto che la colonnina non la paga? La risposta, purtroppo, lo lascia a mani vuote.

Perché la wallbox gratis blocca il rimborso dei lavori

La verifica fatta con Invitalia è chiara: il bonus colonnine finanzia il dispositivo insieme alla messa in opera e all’installazione. Il pacchetto deve essere completo, altrimenti niente da fare, la pratica risulta non ammissibile. In pratica, se la colonnina arriva gratis e si chiede il contributo solo per i cavi e la manodopera, la domanda salta. Sembra una forzatura burocratica, soprattutto in un caso come quello di Massimo, dove l’origine della colonnina è perfettamente tracciabile. Una rigidità che finisce per lavorare contro lo spirito stesso dell’incentivo, nato per spingere la transizione verso l’elettrico. E tirare cavi per decine di metri, come si sente raccontare spesso, significa affrontare una spesa importante.

Poi ci sono i delusi temporali, come li chiamano loro stessi. Giovanni scrive da arrabbiato: ha sostenuto le spese tra il 2025 e la prima metà del 2026 ed è rimasto fuori dal bonus per le colonnine domestiche. Mameli Biasin, da Altavilla Vicentina, ha comprato un’auto elettrica nell’agosto 2025 e installato una colonnina ABB il mese dopo. Si era informato prima, aveva visto che la finestra per la richiesta apriva sempre l’anno successivo all’acquisto. E invece l’esclusione ha colpito tutti quelli che avevano installato la colonnina tra il primo gennaio 2025 e il 25 giugno 2026.

La retroattività non è automatica, anche se i fondi ci sono

Roberto ha fatto una vera ricerca sui bonus precedenti. La sua fattura è del 5 maggio 2026, conosceva il bonus e la sua decorrenza annunciata a partire dal 2025. All’apertura del bando ha scoperto di restare fuori perché valgono solo le installazioni successive al 26 giugno, data di pubblicazione del DPCM. Contesta la risposta del Ministero: i fondi, dice lui, erano già stati stanziati da tempo, e quello registrato a giugno alla Corte dei Conti sarebbe solo il decreto attuativo. A suo dire lo strumento per applicare la retroattività esisterebbe, insieme agli estremi per un eventuale ricorso giudiziario, denunciando una disparità di trattamento rispetto al passato e la violazione del legittimo affidamento.

Il punto, però, resta questo: il fatto che i fondi esistano non significa che il bonus diventi retroattivo. La retroattività non scatta da sola, deve essere prevista in modo esplicito dal decreto attuativo. Se non c’è, non si può applicare, anche quando le risorse erano già disponibili, proprio come accaduto con il Fondo Automotive. Protestare è legittimo, e le associazioni lo hanno fatto, chiedendo una programmazione pluriennale al posto di decreti che arrivano all’improvviso.

Fonte
Immagine: vaielettrico.it

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