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La Cina frena l’auto elettrica: controlli a tappeto per un anno

Il settore automobilistico cinese ha corso per anni a una velocità che i concorrenti stranieri faticavano perfino a immaginare. Nuovi modelli sfornati a ritmo continuo, aggiornamenti software a raffica, batterie sempre più spinte, sistemi di assistenza alla guida e abitacoli completamente digitali....

Dario Di Dario 4 min di lettura

Il settore automobilistico cinese ha corso per anni a una velocità che i concorrenti stranieri faticavano perfino a immaginare. Nuovi modelli sfornati a ritmo continuo, aggiornamenti software a raffica, batterie sempre più spinte, sistemi di assistenza alla guida e abitacoli completamente digitali. Sono stati questi gli strumenti con cui decine di marchi d’oltre Muraglia hanno provato a conquistare automobilisti sempre più esigenti. Adesso però qualcosa cambia, e a decidere il cambio di passo è direttamente Pechino.

Il governo guidato da Xi Jinping ha annunciato una campagna nazionale di controlli della durata di un anno sulla qualità delle automobili prodotte nel Paese. Occhio puntato soprattutto su sistemi di guida intelligente, progettazione dei veicoli e sicurezza delle batterie. Una mossa che arriva in un momento tutt’altro che semplice, con una domanda interna più fiacca e una guerra dei prezzi che sta erodendo i margini dei costruttori. A illustrare la nuova linea è stato Xin Guobin, viceministro del Ministero dell’Industria e dell’Information Technology, durante una conferenza stampa a Pechino.

Il messaggio è chiaro. Nuovi prodotti e nuove tecnologie non potranno più arrivare sul mercato senza aver superato procedure di approvazione e verifiche più severe. Secondo Xin, alcune soluzioni presentate come innovative sono finite sulle vetture senza un livello adeguato di test e validazione. Per le auto cinesi si apre insomma una fase diversa, in cui la rapidità nello sviluppo non basterà più a ottenere il via libera delle autorità.

Perché il governo cinese ha richiamato l’automotive

A spingere Pechino verso una supervisione più stretta sono stati soprattutto gli incidenti e l’aumento delle segnalazioni dei consumatori. Il nodo più delicato riguarda la tecnologia per la guida assistita, ormai diventata uno dei principali argomenti di vendita delle nuove elettriche. Un caso in particolare ha lasciato il segno: la Xiaomi SU7, protagonista nel marzo dell’anno scorso di un incidente mortale nella provincia centrale di Anhui.

Tre persone hanno perso la vita quando l’auto si è schiantata contro una barriera mentre il sistema di assistenza alla guida era attivo. Il software ha avvisato il conducente di riprendere il controllo appena due secondi prima dell’impatto, avvenuto ad alta velocità. Un episodio che ha rafforzato l’attenzione delle autorità sulle tecnologie ancora in fase di sviluppo. Ma i problemi non si fermano all’intelligenza artificiale e ai sistemi elettronici. I media statali hanno parlato anche di un aumento delle lamentele sulla qualità delle batterie delle auto elettriche. Xin le ha definite questioni troppo serie per essere ignorate, promettendo controlli più stringenti su progettazione e produzione. L’idea di fondo è semplice: verificare meglio ciò che arriva sul mercato, prima che una funzione o un componente venga usato su larga scala.

Meno tecnologia, più qualità

La stretta regolatoria cade in un quadro economico che rassicura poco. I dati della China Passenger Car Association raccontano che a luglio le consegne complessive di automobili in Cina sono calate del 20,9% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, scendendo a 1,46 milioni di unità. Le vendite di veicoli elettrici sono diminuite del 3,9%, pur rappresentando comunque il 65,1% delle consegne totali. Si tratta del settimo mese consecutivo di flessione per il comparto elettrico.

Tra gennaio e luglio, poi, i costruttori cinesi hanno consegnato 5,67 milioni di EV sul mercato interno, il 12,5% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. A complicare tutto c’è quella guerra dei prezzi alimentata da quasi un centinaio di produttori che provano a distinguersi con nuovi modelli e dotazioni tecnologiche. Secondo Paul Gong, responsabile della ricerca sull’auto cinese di UBS, questa competizione esasperata è ormai diventata una sorta di nemico interno per l’industria. E adesso il governo vuole cambiare le regole del gioco.

Le aziende dovranno con ogni probabilità destinare più risorse ai controlli industriali e alla qualità costruttiva, mettendo in conto tempi più lunghi per introdurre alcune novità. La tecnologia resterà decisiva per le auto cinesi, soprattutto nella sfida sui mercati internazionali. Ma Pechino ha fissato una nuova priorità: prima dimostr

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Immagine: automoto.it

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