La MINI 1965 Victory Edition arriva in Italia in appena 75 esemplari, una serie speciale pensata per chi ama tanto le prestazioni quanto la storia del marchio. Il numero non è casuale e nemmeno la livrea, che riprende quella della Mini Cooper S vincitrice al Rally di Monte Carlo del 1965. Tra le 75 unità, 65 montano il motore a benzina John Cooper Works, mentre le altre 10 sono All-Electric, tutte costruite sulla base della configurazione a tre porte più sportiva della gamma.
Ci troviamo davanti a due anime ben distinte, ma con la stessa faccia. La versione endotermica sviluppa 231 CV e 380 Nm, scatta da 0 a 100 km/h in 6,1 secondi e tocca i 250 km/h. Quella elettrica invece spinge fino a 258 CV con 350 Nm sempre pronti, chiude lo 0-100 in 5,9 secondi e si ferma a 200 km/h di velocità massima. Due decimi di differenza allo scatto, che raccontano bene come cambiano le cose quando si passa alla spina.
Quella vittoria del 1965 che ha fatto la storia
Tutto parte da una gara leggendaria. Timo Mäkinen e il copilota Paul Easter portarono la Mini Cooper S numero 52 al primo posto assoluto a Monte Carlo, in condizioni invernali durissime. Fu una di quelle imprese che ti restano attaccate addosso. Neve, ghiaccio, strade strette e una vettura piccola che aveva dalla sua peso contenuto, trazione anteriore e un’agilità che le auto più potenti potevano solo sognare.
Mäkinen costruì gran parte del suo vantaggio sul temutissimo Col de Turini, dove la precisione contava più della forza bruta. Quel successo si inserì tra le altre affermazioni della Cooper S nel Principato nel 1964, nel 1965 e nel 1967, trasformando il numero 52 in uno dei simboli più riconoscibili della storia sportiva del marchio. Ecco perché torna oggi sulle fiancate.
Il numero 52 e la livrea Chili Red
La carrozzeria è verniciata in Chili Red, con una fascia bianca che attraversa cofano, tetto e portellone, esattamente come sulla vettura da rally. Sulle due fiancate compare il numero 52, mentre sul montante posteriore c’è la grafica “1965”, disegnata come le vecchie targhe identificative dei rally dell’epoca. Il tetto è in Glazed White con superficie panoramica in vetro, e anche le calotte degli specchietti sono bianche, per chiudere il contrasto con il rosso.
Le ruote fanno la loro parte. La John Cooper Works a benzina monta cerchi JCW Lap Spoke bicolore da 18 pollici, mentre la variante elettrica adotta cerchi JCW Mastery Spoke neri della stessa misura, con un disegno pensato apposta per il modello a batteria. Persino coprimozzi e coprivalvole ricevono una grafica dedicata nei colori della serie, così il tema rosso, bianco e nero resta coerente fino ai dettagli più piccoli.
Cosa cambia sotto il cofano
La MINI John Cooper Works a benzina usa un 2.0 TwinPower Turbo a quattro cilindri da 170 kW, cioè 231 CV, con 380 Nm scaricati sull’anteriore tramite un cambio automatico a doppia frizione dalla taratura sportiva. Consumo combinato WLTP tra 6,5 e 6,8 l/100 km, emissioni di CO2 tra 147 e 155 g/km, classe E. La Victory Edition lavora sull’estetica e sull’allestimento, non tocca la potenza, quindi i valori restano identici alla JCW di serie.
La All-Electric MINI John Cooper Works monta invece un motore da 190 kW, pari a 258 CV, con coppia massima di 350 Nm immediata. La funzione electric boost mette a disposizione 20 kW extra nelle fasi di accelerazione. La batteria ha una capacità netta utilizzabile di 49,2 kWh e un’autonomia compresa tra 364 e 371 km secondo il ciclo WLTP. In corrente alternata si ricarica a 11 kW, con circa 5 ore e 15 minuti per fare il pieno da 0 a 100 per cento. In corrente continua la potenza massima tocca i 95 kW, con circa 30 minuti per passare dal 10 all’80 per cento.
Fonte
Immagine: quotidianomotori.com
