Chi cerca una crossover di media cilindrata per viaggiare e divertirsi tra le curve, senza svuotare il conto in banca, prima o poi si ritrova davanti a due nomi: Suzuki V-Strom 800 SE e Yamaha Tracer 7. Due moto pensate per il tutti i giorni ma anche per la domenica tra i tornanti, con un dettaglio che fa la differenza: i cambi facili. La Tracer monta l’automatizzato Y-AMT, la V-Strom resta fedele al classico quickshift. E allora quale conviene?
Partiamo dai numeri di listino, che pesano eccome. La Tracer 7 nel 2025 è cambiata parecchio: nuova carrozzeria più protettiva, acceleratore ride-by-wire, 3 modalità di guida, controllo di trazione e cruise control di serie. In più c’è il cambio robotizzato Y-AMT, optional da 600 euro, che funziona sia come automatico sia come manuale. Confermato l’ottimo motore CP2, mentre telaio e forcellone sono stati rivisti per renderla più precisa. Prezzo: 10.590 euro franco concessionario, che scendono a 9.999 euro rinunciando all’Y-AMT.
Due filosofie diverse sotto la stessa categoria
La V-Strom 800 SE, versione 2026, non porta novità ma non le manca niente. Il bicilindrico frontemarcia ha tre mappe di erogazione, controllo di trazione su tre livelli e ABS su due. Di serie il quickshift bidirezionale, sospensioni regolabili nel precarico davanti e nel ritorno idraulico dietro. Il prezzo è il suo asso: 8.890 euro franco concessionario, dopo un taglio di listino voluto da Suzuki per rivitalizzare le vendite. La posizione di guida delle due è comoda e simile, busto eretto, braccia larghe. Chi supera il metro e 75 tocca con entrambi i piedi, ma la Tracer gioca la carta della sella regolabile su due altezze.
Su strada i motori sono fluidi, con bella spinta ai bassi e medi regimi. La Suzuki è più potente, con 77,6 CV alla ruota a 8.500 giri e una mappa B che risulta la migliore nell’uso quotidiano. La Tracer ha una risposta al gas più educata, mentre le differenze tra le modalità Sport e Street restano poco evidenti. Il punto è un altro: la V-Strom è precisa ma meno rapida in ingresso curva, mentre la Tracer, con la ruota da 17 pollici anche all’anteriore, è più svelta e divertente ovunque.
Il cambio fa la differenza
Sospensioni a punto per entrambe, freni ok anche se quelli della Tracer mordono di più. Ma il vero terreno di sfida è il cambio. Il quickshift Suzuki è preciso e rapido, però il Y-AMT di Yamaha è un altro mondo: velocissimo nei passaggi di rapporto, fluido agli alti regimi, sia in automatico sia in manuale, dove regala un gran gusto. Solo a bassa velocità, nelle marce corte, risulta un filo più rumoroso.
In autostrada entrambe sono stabili e tengono medie elevate. La V-Strom protegge bene fino a 120 km/h, poi arrivano vortici d’aria e vibrazioni sul manubrio. La Tracer vibra meno, ha il cruise control di serie ma il parabrezza protegge solo la parte centrale del busto. Sui consumi vince nettamente la Yamaha, con 21,4 km/l in autostrada contro i 18,1 della Suzuki. In città entrambe sono snelle e maneggevoli, ma qui l’assenza della frizione sulla Tracer è una comodità che fa la differenza, visto che la leva della V-Strom nell’uso intenso stanca un po’ la mano.
Qualche numero rilevato: nello 0-100 km/h la V-Strom 800 SE fa 3,6 secondi contro i 4,1 della Tracer, con velocità massima di 188,9 km/h contro 187,9. In frenata da 100 km/h la Tracer si ferma in 39,7 metri, la Suzuki in 42,4. Il peso premia la Yamaha: 206 kg contro i 223 kg della V-Strom, entrambi con serbatoio vuoto.
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Immagine: insella.it
