Distinguere un’auto ibrida mild, full o plug-in a colpo d’occhio non è affatto scontato. Capita a chi sta valutando un usato, ma anche a chi vuole semplicemente controllare le specifiche del proprio mezzo per capire se ha diritto a certe agevolazioni. Parliamo di cose concrete tipo l’esenzione dal bollo, l’ingresso nelle ZTL o la sosta gratis sulle strisce blu. E il modo più sicuro per non sbagliare è uno solo, imparare a leggere bene la carta di circolazione.
Il documento, quello che oggi si chiama anche Documento Unico dell’Automobilista, usa codici standard validi in tutta Europa. L’informazione sul tipo di alimentazione sta sul fronte del libretto, secondo quadrante in alto a destra, alla voce P.3. Qui c’è una regola che vale sempre. Per qualsiasi veicolo con un modulo elettrico, che sia leggero o ricaricabile, alla voce P.3 compare solo la scritta generica IBRIDO, o al massimo sigle come BENZ/ELET o DIESEL/ELETTR a seconda del carburante abbinato. Quindi niente MHEV, FHEV o PHEV nel campo principale. Per capire davvero che tipo di ibrido sia bisogna guardare il terzo quadrante, quello in basso a sinistra.
La classificazione ministeriale che cambia le carte in tavola
Il punto di svolta è arrivato con la nota n° 2057 del Dipartimento per i Trasporti del MIT, emanata il 1° luglio 2019. Inserita nel più ampio Piano di azione per il miglioramento della qualità dell’aria, ha diviso per la prima volta le auto ibride in tre gruppi in base alle emissioni di CO₂ in g/km, valore che trovi nel campo V.7 del libretto.
Il Gruppo I arriva fino a 60 g/km e raccoglie i plug-in (PHEV), quelli con batterie ricaricabili da presa esterna e buona autonomia in elettrico. Il Gruppo II va da 61 a 95 g/km e comprende i full hybrid (HEV), senza spina ma con un motore elettrico che partecipa alla trazione e muove l’auto da solo per brevi tratti. Il Gruppo III supera i 95 g/km e mette insieme i mild hybrid (MHEV) e i full hybrid di grossa stazza, dove l’elettrico fa da supporto o starter ma nella maggior parte dei casi non muove le ruote in autonomia.
A livello legale tutti e tre restano semplicemente “Ibrido” sul libretto, ma nella pratica cambia parecchio. L’esenzione bollo dipende dalle singole Regioni, molte la riconoscono per tre o cinque anni a tutti gli ibridi, mild inclusi, altre invece la limitano a chi resta sotto certe soglie di CO₂. L’accesso a ZTL e strisce blu lo decidono i Comuni, e le grandi città stanno pian piano tagliando fuori i mild hybrid, favorendo full e plug-in. Gli incentivi statali dell’Ecobonus, infine, sono legati solo alle emissioni con fasce 0-20, 21-60 e 61-135 g/km, e questo spinge i plug-in nelle categorie più agevolate.
Come riconoscere ogni tipo di ibrido sul libretto
Per il mild hybrid, l’ibridazione più leggera, nel terzo quadrante compare in genere la dicitura “Il veicolo è dotato di motore elettrico ausiliario di supporto” o frasi simili che rimandano a una trazione non esclusiva. La potenza elettrica indicata è bassa, pochi kW, e il valore V.7 supera i 95 g/km.
Nel full hybrid il motore elettrico è più potente, si ricarica da solo in decelerazione e frenata e muove l’auto in modalità 100% elettrica per brevi tratti in città. Sul libretto le righe descrittive parlano di funzionamento alternato o combinato dei motori, ma senza nessun accenno alla ricarica esterna. La potenza in kW è nettamente più alta rispetto al mild e il valore V.7 sta tra 61 e 95 g/km.
Il caso più facile resta il plug-in hybrid. Batteria più grande, ricaricabile da presa domestica o colonnina, con decine di chilometri di autonomia in elettrico puro. Nel terzo quadrante compare la scritta “Alimentazione Elettrica / Ricaricabile da rete esterna”. La presenza della parola “ricaricabile” o del
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Immagine: newsauto.it
