Risalire la coda al semaforo con la moto sembra la cosa più naturale del mondo. Semaforo rosso, fila lunga di automobili immobili e la moto che scivola piano tra le due colonne di veicoli per guadagnare la testa della coda. Eppure proprio quel corridoio tra auto ferme nasconde una delle trappole più insidiose per chi va su due ruote. La manovra pare tranquilla, ma è esattamente in quel momento che la visuale del motociclista e quella degli automobilisti si riducono in modo drastico.
Basta poco. Scatta il verde, oppure una vettura comincia a muoversi, e quello che un istante prima era un passaggio sicuro diventa una zona ad alto rischio. Non parliamo del solito punto cieco dello specchietto. Nel filtering, cioè la risalita della fila tra veicoli fermi o molto lenti, entra in gioco qualcosa di più sottile: il punto cieco dinamico. Il motociclista vede la parte posteriore delle auto davanti, ma non ciò che accade oltre le loro sagome. E l’automobilista, dal canto suo, può non vedere affatto la moto che arriva di lato.
Quando l’auto svolta e la moto compare dal nulla
La situazione diventa davvero pericolosa quando una vettura deve girare a sinistra. Il conducente guarda nello specchietto, la strada sembra libera e inizia la manovra. Ma la moto è nascosta dalla macchina che precede oppure si trova proprio nell’angolo che lo specchietto non copre. Per l’automobilista la moto compare dal nulla. Per il motociclista è l’auto a tagliare all’improvviso la traiettoria. Uno dei classici incidenti urbani, insomma.
Poi c’è il passaggio dal rosso al verde, forse il momento più delicato di tutti. Quando il semaforo cambia le auto ripartono e chi sta risalendo la fila può ritrovarsi di colpo accanto a una vettura che cambia direzione, attraversa una corsia o si prepara a svoltare. Con la fase gialla il rischio sale ancora: c’è chi accelera per passare l’incrocio, chi frena, chi già si posiziona per girare. Il verde, quindi, non significa via libera. Il pericolo non finisce, semplicemente cambia forma.
La velocità giusta e i tre segnali da tenere d’occhio
Quanto veloce si può risalire una fila? Non esiste un numero magico. La velocità appropriata dipende dalla larghezza del corridoio, dagli incroci, dalla visibilità e soprattutto dalla possibilità di fermarsi subito. A 20 km/h una moto percorre circa 5,6 metri ogni secondo. A 30 km/h si sale già a 8,3 metri al secondo. Se un ostacolo diventa visibile soltanto a pochi metri, anche una frenata immediata rischia di non bastare. Ecco perché in prossimità di incroci, attraversamenti pedonali e passi carrabili la velocità va ridotta parecchio, fino a fermarsi del tutto quando la visuale non è sufficiente.
Ci sono tre segnali che dovrebbero far scattare l’allerta durante la risalita. Le ruote anteriori sterzate, che tradiscono una possibile svolta. La freccia inserita, che non è mai una garanzia ma un avvertimento. E lo spazio laterale o l’attraversamento nascosto, perché un varco tra due auto può trasformarsi nella porta d’ingresso per un pedone, un ciclista o un monopattino. Se questi segnali compaiono insieme, la cosa più saggia è fermarsi e aspettare.
Il secondo grande pericolo è proprio il pedone che attraversa tra le auto. Può restare invisibile fino all’ultimo istante. Il motociclista vede la fila di vetture ferme, non ciò che succede dietro la prima macchina. E il pedone, a sua volta, potrebbe non accorgersi della moto in arrivo nel corridoio. Qui non esiste praticamente margine per una manovra evasiva, quindi la velocità deve essere abbastanza bassa da consentire una frenata d’emergenza nel tratto realmente visibile. Il paradosso è tutto qui: il corridoio più pericoloso è proprio quello che sembra sicuro. La regola pratica resta semplice. Se non puoi vedere cosa c’è oltre l’auto accanto a te, comportati come se lì ci fosse un pericolo. E quando il rosso diventa verde, il rischio non è finito, è appena cambiato.
Fonte
Immagine: insella.it
