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Costo del lavoro auto: perché la Cina non è la più economica

Quando si parla di costo del lavoro nel settore automotive, la prima immagine che salta in mente è la Cina, con le sue fabbriche sterminate e i prezzi che sembrano sfidare ogni logica. Eppure i numeri raccontano una storia un po' diversa, perché il Celeste Impero non è affatto il posto dove...

Dario Di Dario 3 min di lettura

Quando si parla di costo del lavoro nel settore automotive, la prima immagine che salta in mente è la Cina, con le sue fabbriche sterminate e i prezzi che sembrano sfidare ogni logica. Eppure i numeri raccontano una storia un po’ diversa, perché il Celeste Impero non è affatto il posto dove produrre un’auto costa meno. Anzi. Per capire davvero l’invasione cinese sui mercati europei bisogna guardare oltre le buste paga degli operai.

Partiamo dai dati che fanno riflettere. Costruire un’auto in Germania costa cinque volte tanto rispetto a un modello assemblato in Cina, se si prende in considerazione solo il costo della manodopera, senza calcolare il valore effettivo del veicolo. In Italia il divario è più contenuto ma comunque pesante, con un costo che supera di tre volte quello cinese. E il Regno Unito? Si piazza come secondo paese più caro al mondo per la forza lavoro nell’automotive. Insomma, produrre in Europa occidentale è un lusso che pesa parecchio sui bilanci delle Case.

Dove costa davvero meno costruire un’auto

Qui arriva la sorpresa. La Cina non è il paese con la manodopera più economica del pianeta. Il primato spetta al Marocco, dove non a caso Stellantis ha spostato una fetta importante della sua produzione. Subito dopo troviamo la Romania, e a questo punto il nome Dacia dovrebbe accendere qualche lampadina, poi il Messico e la Turchia. Solo dopo tutti questi paesi si arriva finalmente alla Cina. Il che ribalta parecchie convinzioni radicate su come funziona davvero la geografia della produzione automobilistica.

Questo spiega perché tante Case abbiano deciso di piantare le tende in questi territori. Il Marocco in particolare è diventato una specie di calamita per chi vuole tenere sotto controllo i costi senza allontanarsi troppo dal mercato europeo. La vicinanza geografica conta, e non poco, quando bisogna far arrivare i veicoli finiti in Europa senza spese di logistica insostenibili.

Il caso Spagna e il vero motivo dietro le scelte

C’è poi un dettaglio che merita attenzione, ed è il caso della Spagna. Un paese molto corteggiato dalle Case europee e ora anche da quelle cinesi, che stanno guardando con crescente interesse alla penisola iberica. Ma occhio, perché non è certo il costo del lavoro ad attirare tutti questi investimenti. Parliamo di circa mille dollari a unità, ovvero poco meno di 850 euro, che sì è la metà rispetto all’Italia, però resta 8 o 9 volte superiore rispetto al Marocco.

Se il costo della manodopera non spiega l’attrattiva spagnola, allora cosa la spiega? La risposta va cercata altrove. Molto probabilmente il vero richiamo sono gli sgravi fiscali messi in campo dallo Stato e, aspetto forse ancora più decisivo, i costi energetici più contenuti. L’energia oggi è una voce di spesa enorme per chi produce automobili, e avere accesso a tariffe favorevoli può fare la differenza tra un investimento conveniente e uno che non torna. Ecco perché la Spagna continua a raccogliere l’interesse di produttori da mezzo mondo, cinesi compresi, nonostante le buste paga non siano tra le più economiche del continente.

Fonte
Immagine: fleetmagazine.com

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