Il 19 agosto è una di quelle date che nel mondo delle corse pesano parecchio. Da oltre un secolo questo giorno mette insieme debutti storici, piste diventate leggenda e piloti capaci di riscrivere i libri di storia dell’automobilismo. E il primo capitolo di questa storia porta un nome che tutti gli appassionati conoscono a memoria, Indianapolis.
Quando a Indianapolis si accesero i motori per la prima volta
Facciamo un salto indietro fino al 19 agosto 1909. È il giorno in cui l’Indianapolis Motor Speedway apre i cancelli per ospitare la sua primissima corsa automobilistica ufficiale, organizzata sotto l’egida dell’AAA, l’American Automobile Association. L’idea era venuta a Carl Graham Fisher e ai suoi soci, imprenditori che volevano un posto dove mettere alla prova le vetture dell’epoca e vedere davvero di cosa fossero capaci.
Attenzione però, perché parliamo di qualcosa che viene ben prima della celebre 500 Miglia, che avrebbe fatto il suo debutto solo nel 1911. Quel giovedì d’estate la pista era ancora una creatura primordiale, con un fondo insidioso fatto di pietrisco e catrame che di lì a poco sarebbe stato sostituito dai famosi 3,2 milioni di mattoni rossi. Ed è proprio da lì che nasce il soprannome che tutti conoscono, il Brickyard, il tempio dell’ovale destinato a ridefinire per sempre i parametri della velocità e dello spettacolo a quattro ruote, prima negli Stati Uniti e poi in tutto il mondo.
Schumacher all’Hungaroring, un altro 19 agosto da ricordare
Facciamo ora un balzo in avanti fino al 19 agosto 2001, quando l’Hungaroring diventa la cornice di un’impresa scolpita a lettere d’oro nella storia della Formula 1. Partito dalla pole position con una partenza impeccabile, Michael Schumacher porta la sua Ferrari F2001 a una vittoria schiacciante, senza sbavature, tenendo un ritmo che nessun rivale riesce a reggere dal primo all’ultimo giro. E al traguardo arriva scortato dal compagno Rubens Barrichello, in una doppietta perfetta per la Scuderia di Maranello.
Quel successo vale a Schumacher il titolo mondiale matematico, il quarto della sua carriera e il secondo consecutivo al volante della Rossa, chiuso addirittura con quattro gare di anticipo sul termine del campionato. Non solo, perché quella giornata regala al Cavallino Rampante anche l’undicesimo titolo costruttori della sua storia. E c’è di più, il trionfo magiaro permette al fuoriclasse tedesco di toccare quota 51 vittorie in Formula 1, eguagliando il record assoluto di successi che fino a quel momento apparteneva in solitaria ad Alain Prost, il Professore.
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Immagine: newsauto.it
