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Michelotto Gruppo 4 Tributo: il V8 analogico che sfida tutto

La Michelotto Gruppo 4 Tributo è il tipo di macchina che fa alzare gli occhi anche a chi non segue le corse. Presentata a Padova, negli spazi di Palazzo Moroni, questa berlinetta biposto nasce per celebrare mezzo secolo dall'omologazione sportiva della gloriosa 308 Gruppo 4. E sì, già dal nome si...

Dario Di Dario 3 min di lettura

La Michelotto Gruppo 4 Tributo è il tipo di macchina che fa alzare gli occhi anche a chi non segue le corse. Presentata a Padova, negli spazi di Palazzo Moroni, questa berlinetta biposto nasce per celebrare mezzo secolo dall’omologazione sportiva della gloriosa 308 Gruppo 4. E sì, già dal nome si capisce che qui si parla di ingegneria vera, non di una semplice operazione nostalgia.

Promossa da AC Motorsport e costruita interamente dal Michelotto Group, la vettura è un omaggio alla carriera di Giuliano Michelotto. Un percorso che si legge tutto nei numeri, e che numeri: oltre 700 vetture da competizione costruite, 1.495 vittorie assolute, 85 campionati nazionali e 44 titoli mondiali. Roba che parla da sola.

Un V8 a due valvole che non scende a compromessi

Sotto la carrozzeria in materiale composito, con quei cofanghi anteriore e posteriore ad apertura integrale, si nasconde il cuore di tutto il progetto. Si tratta di un V8 a 90 gradi aspirato da 3.400 centimetri cubici, montato in posizione posteriore centrale trasversale. Fin qui niente di strano, se non fosse per una scelta che ha fatto sgranare gli occhi agli addetti ai lavori.

I tecnici hanno deciso di dotare i quattro alberi a camme in testa di sole due valvole per cilindro. In un’epoca di testate plurivalvole e turbo ovunque, tirare fuori 380 CV a 8.250 giri al minuto (con 363 Nm di coppia) da un due valvole aspirato è una prova di forza che rasenta la provocazione. È tutto fluidodinamica, incrocio delle valvole e tolleranze millimetriche, con basamento e testate in lega leggera e un’impostazione superquadra (alesaggio da 83 mm, corsa da 79 mm).

Il rigore si estende a tutto il resto. La trazione posteriore è gestita da un cambio manuale a 5 rapporti più retromarcia, con innesti frontali a denti back cut per cambiate secche e fulminee. La trasmissione è integrata in blocco con il motore e si può personalizzare con otto diverse serie di rapporti. Insomma, un’anima corsaiola fino al midollo.

Leggerezza ossessiva e guida senza filtri

Ogni scelta strutturale punta a togliere peso. Il telaio tubolare a elementi ellittici, i pannelli in composito e il rollbar saldato nella struttura portano l’ago della bilancia a soli 950 kg a secco. Il rapporto peso potenza è di 2,5 kg/CV, e anche senza dati ufficiali su velocità massima e accelerazione, basta quel numero per immaginare reazioni rapidissime e un inserimento in curva da bisturi.

L’assetto è pura cinematica da pista. Su entrambi gli assi c’è uno schema a triangoli sovrapposti con bracci ricavati dal pieno, ammortizzatori e barre stabilizzatrici completamente regolabili. Lo sterzo a cremagliera è diretto, le gomme sono Pirelli P Zero Trofeo RS su cerchi da 18 pollici, con canale da 8,5 davanti e addirittura 11 dietro. L’impianto frenante usa pinze a 4 pistoni su tutte le ruote, dischi autoventilanti da 345 mm davanti e 328 mm dietro, e il pilota può persino regolare la ripartizione della frenata dall’abitacolo.

Dentro, l’atmosfera è spartana e tutta votata alla guida. Sedili anatomici con scocca in composito rivestiti in Alcantara, cinture a quattro punti e nient’altro che possa distrarre. Il progetto, sostenuto da figure come Francesco Calzavara e Giorgio Gomiero, mantiene per ora il riserbo su alcuni dettagli. Prezzo, numero di esemplari e un’eventuale omologazione stradale non sono stati dichiarati.

Fonte
Immagine: automoto.it

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