Quando si parla di motori 2 tempi spinti oltre ogni logica, l’immaginazione di certi appassionati sembra non avere freni. Sette cilindri in linea, nove disposti a W e persino un mostro da 48 cilindri con 4.200 cm³. La semplicità meccanica che ha reso celebre questo tipo di propulsore, in certe mani, diventa la scusa perfetta per complicarsi la vita fino all’inverosimile. Ecco alcune delle creazioni più incredibili mai messe insieme in officina.
Il motore a due tempi ha scritto pagine importanti della storia della moto proprio grazie alla sua essenzialità. A differenza di un quattro tempi, completa il proprio ciclo in una sola rotazione dell’albero motore, con una fase utile a ogni giro. Pochi organi, poco peso e, sulla carta, poche complicazioni. Sulla carta, appunto. Perché qualcuno ha visto in tutta questa semplicità non un traguardo, ma un ottimo punto di partenza per rendere tutto più complesso. Vecchi propulsori Kawasaki, Puch e Simson sono così finiti sotto le mani di artigiani che, invece di fermarsi, hanno continuato a spingere.
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Immagine: insella.it
