La pressione degli pneumatici è una di quelle cose che quasi tutti sanno di dover controllare, eppure finiscono per dimenticarsene. Bastano pochi minuti, non serve nessuna attrezzatura particolare, ma è proprio la sua semplicità a renderla facile da rimandare. Il problema è che aspettare la spia del cruscotto potrebbe non bastare. Molti automobilisti si affidano al TPMS, il sistema di monitoraggio della pressione, ma quell’avviso a volte compare quando ormai lo pneumatico è già parecchio sgonfio. La NHTSA consiglia un controllo almeno una volta al mese, ruota di scorta compresa, e sempre a freddo.
C’è un dettaglio che sfugge a tanti. La pressione giusta non è quella stampata sul fianco della gomma. Quel numero indica il valore massimo, cioè la pressione che serve a quello pneumatico per reggere in sicurezza il suo carico più alto in assoluto. Non è il valore da usare tutti i giorni.
Perché conta più di quanto si creda
Uno pneumatico con poca aria si usura più in fretta, fa aumentare i consumi e alza il rischio di cedimenti improvvisi. Secondo la NHTSA un gonfiaggio corretto può allungare la vita media di una gomma di circa 7.600 km. Non è poco, se si pensa a quanto costa un treno di pneumatici nuovo. Il riferimento giusto lo si trova sull’etichetta nel montante della portiera lato guida, dietro lo sportellino del carburante oppure nel libretto d’uso e manutenzione.
Va tenuto presente anche un altro aspetto. Di solito le pressioni cambiano tra asse anteriore e posteriore, e variano anche in base al carico. Se in auto ci sono cinque persone e il bagagliaio pieno di valigie, serve la pressione adatta a quello scenario. Con l’auto scarica, invece, non ha senso gonfiare al massimo. È una regola banale eppure spesso ignorata.
La spia non basta, il controllo manuale sì
Le auto moderne rendono tutto più comodo con i sistemi di monitoraggio, ma il TPMS non è nato per sostituire i controlli. Di norma si attiva solo quando la pressione è già scesa in modo netto. Un controllo manuale mensile, invece, permette di accorgersi di una perdita molto prima. Gli pneumatici perdono naturalmente un po’ d’aria col passare del tempo, anche senza forature, e le variazioni di temperatura fanno il resto. Non a caso la spia si accende spesso quando cala il freddo. Con le basse temperature l’aria dentro la gomma diventa più densa e spinge meno contro le pareti. La quantità d’aria non è cambiata, ma il valore di pressione sì, e se scende sotto la soglia impostata scatta l’allarme sul quadro.
La procedura richiede sì e no cinque minuti. Serve solo un manometro affidabile e pneumatici a freddo, quindi prima di partire o dopo che l’auto è ferma da qualche ora. Si controlla la pressione consigliata, si misurano tutte e quattro le gomme, si aggiunge o si toglie aria fino ai valori corretti. Poi un’occhiata alla ruota di scorta, ricordando che i ruotini hanno pressioni proprie, e un controllo visivo per cercare tagli, crepe, rigonfiamenti o usura irregolare.
La cosa curiosa è che, pur essendo così semplice, resta uno degli interventi più rimandati. Secondo AAA il 60% degli automobilisti non verifica la pressione nemmeno una volta al mese. Il rischio è pensare che una gomma sia a posto solo perché sembra gonfia e non c’è nessuna spia accesa. Ma una perdita lenta causata da un chiodo, da una valvola danneggiata o da un problema al cerchio può abbassare la pressione poco alla volta, senza segnali evidenti. Quando una gomma appare visibilmente a terra, spesso ha già perso parecchio. Ecco perché quel rapido controllo mensile vale davvero la pena, senza aspettare la spia sul cruscotto.
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Immagine: it.motor1.com
