La gigafactory di batterie in Indiana passa ora interamente nelle mani di Samsung SDI, che rileva da General Motors la quota della joint venture che sta costruendo l’impianto a New Carlisle. Una mossa che vale parecchio, perché trasforma quella fabbrica da 3,5 miliardi di dollari, circa 3,2 miliardi di euro, nella prima fabbrica di celle nordamericana controllata al 100% da Samsung SDI. E cambia le carte in tavola per entrambe le aziende, in modi diversi ma complementari.
Per capire il senso dell’operazione bisogna guardare indietro di qualche anno. L’accordo tra GM e la coreana risale al 2023, poi formalizzato nell’agosto del 2024. Sulla carta il piano era ambizioso: un impianto da 27 GWh annui nella prima fase, con la possibilità di salire fino a 36 GWh, produzione al via nel 2027 e oltre 1.600 posti di lavoro. Tutto costruito su un’aspettativa precisa, cioè che le vendite di auto elettriche negli Stati Uniti sarebbero cresciute in fretta. Solo che quelle premesse, semplicemente, non si sono avverate come previsto.
GM alleggerisce il rischio sulle celle per auto
Così General Motors ha scelto di uscire dalla joint venture. Non sarà più proprietaria dello stabilimento, ma non taglia del tutto i ponti: resta un legame industriale con Samsung SDI, che comprende anche una collaborazione per sviluppare batterie prismatiche di nuova generazione destinate a possibili futuri veicoli elettrici. La sostanza però è chiara. La Casa americana riduce in modo netto il proprio impegno finanziario nella produzione di celle, dopo aver costruito una fetta importante della sua strategia di elettrificazione proprio sulla disponibilità di grandi volumi di batterie made in USA. Evidentemente, oggi, il gioco non vale più la candela.
Samsung guarda all’accumulo energetico
La parte più interessante riguarda cosa farà adesso Samsung SDI di quella fabbrica. L’azienda sta spingendo con decisione sul mercato ESS, l’Energy Storage System, dove le batterie servono ad accumulare energia per la rete, le infrastrutture e i grandi consumatori elettrici. Negli Stati Uniti ha già avviato la produzione di celle NCA per lo storage e conta di aggiungere presto linee per celle LFP, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a circa 30 GWh annui di capacità per l’ESS entro la fine del 2026. Prendersi il controllo totale di New Carlisle, in questa logica, significa avere mano libera nel dirottare capacità produttiva verso il mercato più redditizio.
E i numeri raccontano bene dove sta andando la domanda. La capacità di accumulo energetico su larga scala è cresciuta in media del 70% negli ultimi tre anni. Solo nei primi sei mesi di quest’anno sviluppatori e utility hanno aggiunto 8,3 gigawatt di capacità, e il paese potrebbe metterne in campo altri 14 gigawatt entro l’inizio del 2027. Non è un caso che Samsung SDI abbia già in tasca un contratto ESS da circa 1 miliardo di dollari, poco meno di 900 milioni di euro, con forniture previste dal 2026 al 2029. Per un produttore di batterie tutto questo vuol dire distribuire il rischio su più applicazioni. Una gigafactory nata per alimentare automobili diventa molto più interessante se una parte della sua capacità può finire nell’accumulo stazionario.
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Immagine: vaielettrico.it
