Stellantis torna a guardare alle auto più accessibili e lo fa cambiando approccio in maniera netta. Niente più corsa all’elettrico ovunque e con gli stessi ritmi, ma una scelta ragionata delle motorizzazioni più richieste mercato per mercato. È questa la direzione tracciata da Antonio Filosa, che il 26 agosto, sul palco della REF 2026 del Medef, ha ammesso una cosa che in tanti sospettavano da tempo: le vecchie previsioni sulla diffusione delle auto a batteria erano decisamente troppo ottimistiche.
Il caso più eclatante arriva dagli Stati Uniti. Lì il gruppo aveva messo in conto una quota elettrica sopra il 50 per cento, salvo poi ritrovarsi con un mercato fermo intorno al 6 per cento. Un divario enorme, che spiega bene perché ora si torni a fare spazio a tutto: motori termici, ibridi ed elettrici, con gamme cucite addosso alle esigenze delle singole aree geografiche. Insomma, basta soluzioni uguali per tutti.
Fabbriche europee e la mano tesa alla Cina
Sul fronte industriale il nodo è quello della capacità produttiva inutilizzata negli stabilimenti europei. E qui Filosa sorprende, perché invece di chiudere i battenti apre alla collaborazione con i costruttori cinesi. Li considera parte dell’industria europea a tutti gli effetti e ritiene più sensato lavorarci insieme che provare a tenerli fuori. Non a caso Stellantis e Dongfeng stanno valutando la produzione di veicoli elettrificati a Rennes, sfruttando spazi oggi vuoti senza però rinunciare allo sviluppo interno di piattaforme e sistemi elettronici.
Il messaggio è chiaro su un punto: nonostante tutte le difficoltà, non ci saranno chiusure. In parallelo il gruppo spinge perché il concetto di Made in Europe premi chi mantiene nel continente la maggior parte della produzione pensata per i clienti europei. Resta da capire se la stessa logica di apertura verso partner esterni toccherà anche gli stabilimenti italiani, dove i volumi restano vicini ai minimi storici degli ultimi anni.
Conti in recupero e nuovi modelli in arrivo
I numeri raccontano una ripresa ancora a metà strada. Nel primo semestre del 2026 i ricavi sono cresciuti del 10 per cento e l’utile operativo rettificato ha toccato 1,73 miliardi di euro. Il flusso di cassa industriale è rimasto negativo per 921 milioni, ma va detto che è un bel passo avanti rispetto ai tre miliardi bruciati nello stesso periodo del 2025.
La revisione tocca anche la gamma vera e propria. Le future E-Car dovranno riconquistare una fascia di prezzo che negli anni era stata via via abbandonata. Filosa ha citato tra i progetti allo studio una nuova Citroën ispirata alla 2CV, un ritorno alle origini che non guasterebbe. Peugeot invece prepara la sua offensiva a partire dal 2028, dentro un piano che mette sul tavolo oltre 60 nuovi lanci entro la fine del decennio.
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Immagine: motorisumotori.it
