Il futuro delle supercar secondo Mate Rimac passa ancora dal motore a benzina, e non è un dettaglio da poco. Il numero uno di Bugatti Rimac gestisce oggi la stessa linea di produzione dove convivono il propulsore più rumoroso che abbia mai costruito e l’auto elettrica più veloce mai uscita dalle sue mani. Una contraddizione, certo. Ma per sua stessa ammissione è proprio questa la scommessa su cui poggia il prossimo decennio del marchio.
Parlando a CNBC, Rimac ha disegnato uno scenario piuttosto netto. Le auto economiche, quelle di grande diffusione, si sposteranno sull’elettrico. Le sportive e i modelli di fascia alta invece resteranno legate alla combustione ancora per moltissimo tempo. Lui la chiama la fase da orologio svizzero del mercato delle supercar, e il paragone non è buttato lì a caso.
Mate Rimac e il futuro delle supercar
Il ragionamento nasce anche dalla sua storia personale. La Nevera, hypercar completamente elettrica, riesce già a battere in accelerazione tante vetture con motore termico. Eppure Rimac insiste: la prossima generazione di Bugatti resterà costruita attorno alla combustione, con il cuore del progetto affidato al V16 aspirato da 8,3 litri della Tourbillon.
Quel powertrain ibrido eroga complessivamente 1.800 CV, ovvero 1.324 kW, e la Tourbillon è già andata esaurita. Tutti i 250 esemplari previsti sono stati venduti, con un prezzo di partenza che oscilla tra circa 3,8 e 4,2 milioni di euro a seconda dei cambi. Rimac fa notare quanto i clienti spendano per la personalizzazione, tra cuciture, verniciature e dettagli fatti su misura. Roba che riguarda l’identità, dice, più che la scheda tecnica. “Le prestazioni stanno davvero diventando secondarie”, ha spiegato, ricordando come una EV cinese da poco più di 40.000 euro possa già accelerare più forte di molte hypercar di dieci anni fa.
Perché il motore a combustione conta ancora al vertice
Il richiamo agli orologi non è casuale. Rimac osserva che i meccanici svizzeri pesano solo per una piccola fetta delle vendite globali, ma si prendono gran parte dei profitti del settore. E vuole che Bugatti segua esattamente questa logica, invece di rincorrere i volumi. La sua idea è semplice: i clienti più ricchi non pagano milioni per i tempi sul giro, ma per una teatralità meccanica costruita a mano che nessuno schermo può replicare.
Non è l’unico a pensarla così. Ferrari ha dichiarato che i motori a benzina non hanno ancora toccato il loro apice, mentre Koenigsegg ha sostenuto una tesi simile in difesa della combustione, affiancata alle EV e ai carburanti sintetici. Altri rivali vanno più cauti. Il CEO di Mercedes-AMG ha parlato apertamente della difficoltà di vendere auto elettriche ad alte prestazioni, mentre quello di Lamborghini ha ridimensionato la minaccia dei costruttori cinesi di EV, senza però considerarla un motivo per abbandonare del tutto il motore termico. Resta una domanda sul tavolo: dove sarà Bugatti tra dieci anni, ancora a costruire V16 mentre tutti gli altri elettrificano?
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Immagine: it.motor1.com
