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The Grand Tour 2026: chi sono i nuovi conduttori

Un nuovo trio pronto a raccogliere l'eredità più pesante della televisione motoristica. The Grand Tour cambia pelle e affida le chiavi a James Englesman, Thomas Holland e Francis Bourgeois, tre volti che arrivano dal mondo dei content creator e che non hanno alcuna intenzione di limitarsi a rifare...

Dario Di Dario 3 min di lettura

Un nuovo trio pronto a raccogliere l’eredità più pesante della televisione motoristica. The Grand Tour cambia pelle e affida le chiavi a James Englesman, Thomas Holland e Francis Bourgeois, tre volti che arrivano dal mondo dei content creator e che non hanno alcuna intenzione di limitarsi a rifare quello che è già stato fatto. Prendere il posto di Jeremy Clarkson, James May e Richard Hammond è un compito che, diciamocelo, solo degli incoscienti accetterebbero. Eppure difficilmente si sarebbe potuto trovare un gruppo più adatto a farlo.

James e Thomas sono appassionati veri, di quelli che smontano una frizione su una E46 da corsa durante un weekend di gara o che salgono da passeggeri su una Lexus LFA a Willow Springs. Francis, invece, ama i treni, e chi conosce il mestiere riconosce al volo chi lo fa sul serio. Tutti e tre sono creativi che vivono per la propria forma d’arte, ed è proprio questo il punto: non vogliono fare “solo” un altro Top Gear o un altro Grand Tour.

Dal fai da te alle mega troupe

Il salto più grande, raccontano, è stato quello del ritmo e della scala. Thomas spiega che il prodotto visivo può sembrare simile a quello di Throttle House, ma qui tutto è enorme: fisicamente, nei tempi, nel numero di persone coinvolte. Lui stesso ammette di correre in giro come una gallina senza testa mentre gira. E c’è quell’aneddoto che vale una scena a parte: il primo giorno ha suggerito un’inquadratura al direttore della fotografia, proprio quello famoso per aver dato a Top Gear il suo aspetto iconico. Tutti si sono fermati a guardarlo, James è scoppiato a ridere, e a quel punto ha deciso di starsene indietro.

Anche Francis ha vissuto un cambio radicale. È passato dal filmare con la fidanzata e un iPhone a lavorare con una troupe di 75 persone e telecamere enormi. L’unico lato negativo, scherza, è che ha perso gli ottimi massaggi alla schiena. La cosa che più lo ha colpito è la copertura: qualunque cosa facciano, in qualche modo c’è sempre una camera puntata addosso. Uno strano livello di libertà, dove basta stare nella scena e affrontare la situazione.

Coinvolti in ogni fase e quattro Cayenne distrutte

Sul fronte creativo, il coinvolgimento è stato totale. James parla di un lusso, di un livello di collaborazione raro. La produzione sapeva bene che i tre arrivano da un mondo dove pre produzione, riprese e post produzione fanno parte della quotidianità, e li ha invitati a partecipare a ogni conversazione. Dall’ideazione dei filmati alle modifiche sul set, fino alle idee nate all’ultimo momento. A meno che il risultato non fosse pessimo, aggiungono ridendo, e in quel caso la colpa magicamente non era loro.

Poi ci sono le scene folli. Come Francis che insegue un treno, tutto vero al cento per cento: le sue orecchie erano già sintonizzate sul sibilo dei binari e, appena visto quel treno serpeggiare in lontananza, nel giro di un minuto erano tutti nelle auto a inseguirlo con la camera car. Thomas lo prende in giro dicendo che non lo ha visto, lo ha percepito come Spider Man percepisce Goblin. Il conto dei danni? Quattro Cayenne distrutte in due settimane negli Stati Uniti, sacrificate come camera car tra peso eccessivo e guida al limite.

Sul tema dell’eredità, i tre hanno incontrato e cenato con Clarkson, Hammond e May, che sono stati generosi nel condividere il loro punto di vista. James May in particolare si è mostrato estremamente umile e curioso di vedere una nuova versione del programma, al punto da chiedere a un dirigente Amazon se potesse partecipare alla première. La risposta, ovviamente, è stata sì.

Fonte
Immagine: it.motor1.com

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