Quando si parla della crisi dell’auto e delle scelte che arrivano da Bruxelles, salta fuori quasi sempre la stessa frase: l’Europa ha deciso, l’Europa ci impone. Come se esistesse un’entità superiore, quasi un imperatore, che stabilisce le regole e le cala dall’alto sulla testa dei cittadini. L’ingegner Ivone Benfatto, lettore di lunga data e firma di reportage dalla Cina su ricarica, batterie e guida autonoma, ha voluto rimettere le cose in ordine con una riflessione che vale come piccola lezione di educazione civica.
Benfatto ha lavorato all’estero per gran parte della vita e oggi, da pensionato, vive in Francia. Ma tra poco partirà per Shanghai, dove trascorrerà i prossimi 3 anni come consulente di un’azienda cinese. Cittadino del mondo, sì, ma con una patria ben precisa: l’Europa. Ed è proprio la stanchezza di vederla bistrattata che lo ha spinto a scrivere. Il punto di partenza è banale ma spesso dimenticato. I Commissari europei non piovono dal cielo. Vengono indicati dagli Stati membri, cioè da governi che a loro volta nascono da elezioni nazionali.
Come funziona davvero il processo decisionale europeo
La Commissione, nel suo insieme, deve ottenere il via libera del Parlamento Europeo, quello che eleggiamo direttamente noi cittadini. E qui arriva il nocciolo della questione: nella maggior parte delle leggi europee non basta affatto che la Commissione decida. La Commissione propone, e basta. Poi le norme devono passare l’esame del Parlamento Europeo, cioè dei rappresentanti che abbiamo scelto noi, e del Consiglio dell’Unione Europea, formato dai ministri dei governi degli Stati membri.
Quindi, ragiona Benfatto, forse invece di ripetere che l’Europa ci ha imposto questo o quello, sarebbe più onesto dire un’altra cosa. Che i nostri rappresentanti, scelti da noi in modo diretto o indiretto, qualche anno fa hanno approvato una certa strategia. E oggi possiamo tranquillamente discutere se quella strategia abbia funzionato oppure no. Se pensiamo che una scelta sia stata sbagliata, la prima domanda da farsi è semplice: chi avevo votato alle elezioni europee? Che posizione aveva? Come si è mosso il mio gruppo politico? Lo stesso vale per il governo nazionale che ci rappresentava nel Consiglio.
La crisi dell’auto non è solo colpa di Bruxelles
Sulle cause di quello che sta accadendo all’industria automobilistica, come i tagli di posti di lavoro alla Volkswagen, Benfatto non ha dubbi: non è affatto convinto che sia tutto figlio delle politiche dell’Unione Europea. Le ragioni, secondo lui, sono ben più complesse. Ma quella, ammette, sarebbe un’altra storia da raccontare a parte. Il messaggio che vuole lasciare è più semplice e diretto. Quando parliamo del sistema decisionale europeo, l’Europa siamo anche noi. Ed è proprio per questo che conviene sapere come funziona, andare a votare e poi chiedere conto delle decisioni a chi abbiamo eletto, invece di trattare Bruxelles come un corpo estraneo che comanda sopra le nostre teste.
C’è poco da aggiungere a questa analisi, che la redazione condivide pienamente. Tutte le decisioni dell’Unione Europea nascono da un processo democratico faticoso, forse persino troppo democratico. Perché richiede l’adesione unanime di tutti i 27 Stati membri, una cosa che non succede in nessun’altra democrazia al mondo, dove di norma si decide a maggioranza. Questo non vuol dire che tutte le scelte di Bruxelles siano giuste. Ma ogni giudizio deve partire dall’interesse collettivo. E rispetto a quello, ogni forma di sovranismo resta una contraddizione in termini.
Fonte
Immagine: vaielettrico.it
