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Alfa Romeo Protèo, la concept del 1991 che osava tutto

Parlare di Alfa Romeo Protèo significa tornare a uno di quei momenti in cui il marchio milanese decise di mettere da parte ogni cautela e osare davvero. Presentata al Salone di Ginevra del 1991, questa concept car porta un nome che è già un manifesto. Proteo, la divinità greca capace di cambiare...

Dario Di Dario 3 min di lettura

Parlare di Alfa Romeo Protèo significa tornare a uno di quei momenti in cui il marchio milanese decise di mettere da parte ogni cautela e osare davvero. Presentata al Salone di Ginevra del 1991, questa concept car porta un nome che è già un manifesto. Proteo, la divinità greca capace di cambiare forma quando le pareva, sembra proprio calzare a pennello per una vettura a due posti pensata per andare oltre i confini del design automobilistico di quegli anni. Un prototipo che ancora oggi fa girare la testa a chi lo guarda.

Il fascino della Protèo sta tutto in questa sua natura mutevole, in quella voglia di non farsi incasellare in nessuna categoria precisa. Non era né carne né pesce, e proprio per questo funzionava. Chi la vide dal vivo capì subito che il Biscione stava provando a scrivere qualcosa di nuovo.

Il tetto in cristallo che spariva nel nulla

L’elemento più iconico resta senza dubbio il tetto in cristallo, un pezzo di ingegneria pensato per scomparire completamente dietro i sedili. In pochi secondi la vettura si trasformava, passando da abitacolo chiuso e protetto a spider aperta al cielo. Una soluzione che mandava in soffitta la vecchia distinzione tra coupé e spider, offrendo il meglio di entrambi i mondi senza costringere a scegliere. All’epoca era roba da fantascienza, e in un certo senso lo è ancora.

Meccanica da ammiraglia e quel rosso che fece storia

Sotto la carrozzeria la Protèo nascondeva la base meccanica dell’Alfa Romeo 164, e non lesinava certo sulla sostanza. Il cuore era un 3.0 V6 a 24 valvole capace di erogare 260 CV, un motore grintoso che aveva tutto per farsi rispettare. A completare il quadro c’era la trazione integrale Viscomatic, pensata per garantire aderenza in ogni condizione, insieme a un sistema di 4 ruote sterzanti che regalava un’agilità fuori dal comune nei tratti più guidati. Le sospensioni elettroniche, con smorzamento controllato, cercavano poi quel difficile equilibrio tra comfort e sportività.

Molte di queste intuizioni non finirono nel dimenticatoio, anzi. Diverse soluzioni tecniche ispirarono la futura Alfa Romeo GTV e Spider del 1994. Ma c’è un dettaglio che forse pochi ricordano, e riguarda il colore. Sulla concept debuttò una tinta sperimentale, un rosso Alfa metallescente dalla luminosità unica nel suo genere. Piacque talmente tanto che entrò nei listini di serie con un nome destinato a restare, il Rosso Protèo. Oggi la vettura è custodita al Museo Storico Alfa Romeo di Arese, testimonianza di un’epoca in cui ingegneria e design del Biscione non avevano nessuna paura di spingersi oltre.

Fonte
Immagine: passioneautoitaliane.com

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