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Mobilità e Smart city

Auto elettriche, servono 24,7 miliardi per le reti europee entro il 2030

Le auto elettriche continuano a crescere, e le reti elettriche europee dovranno correre per stare al passo. La cifra sul tavolo fa una certa impressione: entro il 2030 serviranno circa 24,7 miliardi di euro solo per potenziare fisicamente le infrastrutture di distribuzione e reggere l'arrivo di...

Dario Di Dario 4 min di lettura

Le auto elettriche continuano a crescere, e le reti elettriche europee dovranno correre per stare al passo. La cifra sul tavolo fa una certa impressione: entro il 2030 serviranno circa 24,7 miliardi di euro solo per potenziare fisicamente le infrastrutture di distribuzione e reggere l’arrivo di milioni di veicoli a batteria. A dirlo è lo studio Electricity Grids in Europe, commissionato da EIT Urban Mobility, ChargeUp Europe e ACEA e messo a punto da Siemens, che ha passato al setaccio 64 città in 30 Paesi europei per capire cosa succederà da qui alla fine del decennio.

Il quadro è abbastanza chiaro. Il numero di BEV, cioè le auto completamente elettriche, dovrebbe crescere in media di 3,8 volte entro il 2030 rispetto al 2024, con oscillazioni che vanno da 3,4 a 4,9 volte a seconda del mercato. E qui arriva il punto: tutte e 64 le città analizzate avranno bisogno di lavori sulla rete. Non una parte, tutte. Circa un chilometro ogni dieci della rete in bassa tensione rischia di andare oltre la propria capacità durante i picchi di ricarica, se nessuno interviene o se non si adottano sistemi intelligenti per gestire i carichi.

Dove pesa di più la ricarica

Il nodo vero è la rete di bassa tensione, quella su cui grava soprattutto la ricarica fatta a casa. Non è un dettaglio da poco: il 38,6% della domanda europea di energia per ricaricare avviene proprio tra le mura domestiche. Seguono la ricarica lungo il tragitto con il 27,3%, i depositi con il 12,6%, i punti pubblici con l’11,3% e infine il luogo di lavoro con il 10,2%. Nello scenario del solo potenziamento fisico, ben il 77,7% degli investimenti, cioè 19,2 miliardi di euro, finirebbe proprio sulla bassa tensione.

Anche la geografia conta. L’Europa centrale assorbe la fetta più grande con 15,4 miliardi di euro, seguita dai Paesi nordici con 3,8 miliardi, dall’Europa orientale con 3,5 miliardi e dall’Europa meridionale con 2 miliardi. Quest’ultima è quella che spenderà meno tra i quattro gruppi individuati, mentre l’Europa orientale è quella che corre di più, con una flotta elettrica destinata a crescere di 4,7 volte tra il 2024 e il 2030.

Il ruolo della gestione intelligente dei carichi

Le cose cambiano parecchio se si introduce l’EV Load Management, cioè la capacità di regolare quasi in tempo reale la potenza destinata alla ricarica in base a quanta capacità c’è sulla rete in quel momento. Lo studio calcola che questa soluzione potrebbe far risparmiare 10,6 miliardi di euro, riducendo il fabbisogno complessivo a circa 14,1 miliardi. In pratica, un taglio del 43% rispetto al solo potenziamento fisico. I risparmi arriverebbero al 46% sull’alta tensione e al 44% sia sulla media che sulla bassa.

Il beneficio maggiore lo vedrebbe l’Europa orientale, con un potenziale medio di riduzione degli investimenti stimato al 48%. A seguire l’Europa meridionale con il 43%, l’Europa centrale con il 42% e i Paesi nordici con il 39%. C’è anche un altro dato interessante: la gestione dei carichi può liberare circa il 20% di capacità in più sulla bassa tensione prima di toccare i limiti operativi. Ma attenzione, senza sistemi di misurazione e controllo, cioè senza rete digitalizzata, questo vantaggio semplicemente non esiste.

Restano due ostacoli sul percorso. Il primo è pratico: tra i cinque Paesi esaminati nel dettaglio, cioè Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia e Italia, soltanto uno ha già tutti e quattro gli ingredienti necessari per lo smart charging, ovvero dispositivi controllabili, smart meter diffusi, una strategia nazionale di digitalizzazione e incentivi regolatori per gli investimenti digitali. Il secondo è economico: le regole che remunerano i distributori premiano gli asset fisici, mentre software, sistemi di comunicazione e strumenti di gestione dei carichi non godono sempre dello stesso trattamento.

Lo studio propone allora una roadmap che parte dall’attivare le funzionalità di smart charging già previste dalle norme europee e dal rendere le reti più visibili, per arrivare a regole di mercato capaci di valorizzare la flessibilità dei veicoli elett

Fonte
Immagine: e-ricarica.it

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