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Riavvio del nucleare, per Giorgetti è l’eredità del governo

Il riavvio del nucleare torna al centro del dibattito politico e stavolta a metterci la faccia è il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, che lo considera l'eredità più importante lasciata dal governo Meloni. Una dichiarazione pesante, che il ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin...

Dario Di Dario 2 min di lettura

Il riavvio del nucleare torna al centro del dibattito politico e stavolta a metterci la faccia è il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che lo considera l’eredità più importante lasciata dal governo Meloni. Una dichiarazione pesante, che il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin condivide senza troppi giri di parole. Non tutti però la pensano allo stesso modo.

La questione ruota tutta attorno a una parola che sentiamo ripetere spesso in questi mesi, ovvero la sovranità energetica. Ed è proprio in quel contesto che il nucleare viene presentato come tassello decisivo per il futuro del Paese.

Perché Giorgetti punta tutto sul nucleare

Intervenendo in videocollegamento all’evento milanese dedicato alla sovranità energetica e alla competitività, dalle biomasse al nucleare di nuova generazione, Giorgetti non ha usato mezzi termini. Il percorso avviato per riprendere la produzione con la fissione nucleare, ha spiegato, rappresenta il contributo più importante alla sovranità energetica che questo esecutivo lascerà in eredità.

Un lavoro definito rigoroso, ormai pronto a passare dalla fase teorica a quella realizzativa. E qui entra in gioco la joint venture tra Enel, Ansaldo e Leonardo, la cui costituzione è stata promossa dallo stesso Ministero dell’Economia e delle Finanze. Servirà proprio a questo, a trasformare le intenzioni in cantieri veri.

I numeri di Pichetto Fratin sul fabbisogno

Sulla stessa linea si è schierato Pichetto Fratin, per il quale il nucleare è ormai indispensabile. Il ragionamento del ministro dell’Ambiente parte dai consumi attuali, che si aggirano tra i 310 e i 315 miliardi di kilowattora l’anno. Il problema è che l’Italia riesce a produrne circa 260 miliardi, il che significa importare dall’estero all’incirca 50 miliardi ogni anno.

E quei 50 miliardi, ha precisato, sono essenzialmente di origine nucleare, visto che il fornitore principale resta la Francia. Insomma, il nucleare l’Italia lo usa già, solo che lo compra altrove. Guardando avanti, tra data center, efficientamento energetico degli edifici ed elettrificazione dell’industria, il fabbisogno è destinato a salire parecchio.

Secondo le stime del ministro, nei prossimi 10-15 anni serviranno almeno altri 100-150 miliardi di kilowattora. E se già oggi non si arriva a coprire il fabbisogno, portando avanti nel frattempo la decarbonizzazione, l’unica strada è integrare il mix energetico con il nucleare. Che dovrà comunque avere un ruolo integrativo rispetto alle rinnovabili, al termico, all’elettrico, al fotovoltaico e all’eolico, con una parallela riduzione dell’uso dei combustibili fossili.

Fonte
Immagine: vaielettrico.it

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