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Mobilità e Smart city

Cold ironing: l’Italia cerca capitali esteri a Londra

Il cold ironing è il tema che sta muovendo l'Italia verso Londra, a caccia di investitori disposti a mettere soldi in un'infrastruttura che, per ora, resta più sulla carta che nella realtà. I lavori di elettrificazione delle banchine sono arrivati al traguardo in 40 porti italiani, ma questo è solo...

Dario Di Dario 3 min di lettura

Il cold ironing è il tema che sta muovendo l’Italia verso Londra, a caccia di investitori disposti a mettere soldi in un’infrastruttura che, per ora, resta più sulla carta che nella realtà. I lavori di elettrificazione delle banchine sono arrivati al traguardo in 40 porti italiani, ma questo è solo il primo passo. Perché adesso servono bandi e capitali per far partire davvero il sistema. E il tempo stringe, visto che dal 2030 l’alimentazione da terra delle navi diventerà obbligatoria, con la necessità di forti investimenti alle spalle.

Proprio per questo l’ambasciata d’Italia nel Regno Unito ha ospitato un workshop dal titolo “Cold ironing, alimentare i porti del futuro”, organizzato da Aon Spa/Aon Re e dallo studio legale Advant-Nctm. L’obiettivo era chiaro fin dall’inizio, attirare capitali esteri su un settore che in Italia deve ancora decollare. Qualche esperienza c’è già, però. A La Spezia, tanto per dire, anche un nome grosso come Costa Crociere ha testato il cold ironing.

Un’emergenza sanitaria che pesa e la corsa ai bandi

C’è un aspetto che spesso passa in secondo piano, ma che pesa parecchio. L’Ecoistituto di Reggio Emilia e Genova monitora da anni i fumi delle navi nel porto di Genova, e conosce bene i numeri e le ricadute sulla salute dell’inquinamento atmosferico. Si parla di circa 600 morti premature all’anno, secondo i risultati del progetto SALPIAM, legate all’inquinamento da biossido di azoto. Un dato che nasce dal traffico stradale, dal riscaldamento domestico e, appunto, dalle attività portuali.

La buona notizia è che l’effetto di quest’ultima fonte può essere quasi azzerato grazie all’alimentazione da terra. Un investimento che ha ricadute positive anche sulle finanze pubbliche, per via della riduzione dei costi sanitari. A Genova i cittadini sono molto attivi e informati, ma comitati anti fumi esistono anche in altre città portuali. Restano però i nodi da sciogliere. Il primo è il costo dell’energia, che deve reggere il confronto con i carburanti tradizionali. Su questo l’Unione Europea è già intervenuta per abbattere gli oneri di sistema. Bene, ma non basta. L’autorità di sistema portuale non può gestire il servizio, che deve essere messo a bando. E qui servono investitori e società capaci di reggere infrastrutture complesse.

Un mercato rilevante e una leva competitiva

Il punto è che accanto al problema sanitario c’è anche una vera opportunità di mercato per far crescere la tecnologia. Oltre agli investimenti già fatti per elettrificare le banchine, serviranno risorse per potenziare le reti elettriche nazionali. Un campo economico non da poco. E da Londra è arrivato l’interesse dei fondi infrastrutturali della città. Il confronto è stato di peso, anche per la presenza dei delegati dell’Imo, l’International Maritime Organization, l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite che si occupa di sicurezza della navigazione, protezione dell’ambiente marino e regolamentazione del trasporto marittimo internazionale.

Una presenza che conta, perché come hanno sottolineato gli stessi delegati gli investimenti devono seguire standard globali. Detta in modo semplice, una nave deve potersi collegare con la stessa procedura a Genova, a Rotterdam o a Shanghai. L’Italia, quindi, oltre a tutelare la salute pubblica deve farsi trovare pronta ad accogliere le navi. In questo senso il cold ironing non è solo una questione ambientale, ma diventa anche una leva di competizione economica internazionale.

Fonte
Immagine: vaielettrico.it

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