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Mobilità e Smart city

Hubject e Localiser uniscono i dati per scegliere dove ricaricare

I dati reali di ricarica stanno diventando la nuova bussola per chi deve decidere dove piantare una colonnina. Hubject e Localiser hanno firmato una partnership che porta dentro la piattaforma di analisi di Localiser tutte le informazioni raccolte dalla rete internazionale di Hubject. Il senso è...

Dario Di Dario 3 min di lettura

I dati reali di ricarica stanno diventando la nuova bussola per chi deve decidere dove piantare una colonnina. Hubject e Localiser hanno firmato una partnership che porta dentro la piattaforma di analisi di Localiser tutte le informazioni raccolte dalla rete internazionale di Hubject. Il senso è semplice ma tutt’altro che banale: capire non solo quante stazioni servono, ma dove intercettano davvero la domanda. Un cambio di prospettiva che sposta l’attenzione dal numero puro alla capacità effettiva di funzionare.

A beneficiarne saranno soprattutto gli operatori delle infrastrutture di ricarica, i cosiddetti CPO, ma anche comuni e investitori. Potranno lavorare su dati che riguardano i punti di interesse e l’uso reale delle stazioni. Hubject dichiara di gestire una rete con oltre 1,1 milioni di punti di ricarica sparsi in più di 75 Paesi, un bacino di informazioni non da poco.

Dalle previsioni ai dati di utilizzo

La piattaforma di Localiser è già uno strumento noto per valutare quanto conviene aprire un nuovo sito. L’azienda parla di oltre 35.000 valutazioni al mese, che mettono insieme popolazione, traffico, punti di interesse e presenza di concorrenti nella zona. Roba solida, ma finora costruita su variabili demografiche e di flusso.

L’ingresso dei dati di Hubject cambia le carte in tavola perché aggiunge un tassello che prima mancava: come vengono usate davvero le stazioni. Per chi mette i soldi, sapere cosa succede su infrastrutture simili vale spesso più di una previsione teorica. E c’è un risvolto economico non trascurabile. Una stazione sottoutilizzata è un asset costoso, con tempi di rientro che possono allungarsi parecchio. Una posizione scelta bene, invece, migliora il rapporto tra investimento, energia erogata e ricavi.

Non solo colonnine nuove, si guarda anche a quelle già attive

L’accordo non riguarda soltanto la progettazione da zero. Localiser userà i dati Hubject anche per analizzare le stazioni già in funzione, con dashboard e report che permettono agli operatori di confrontare l’uso dei propri punti con i dati aggregati della rete. Un confronto che diventa prezioso in un mercato che sta maturando, dove la priorità non è più solo aumentare il numero di punti di ricarica ma capire dove servono davvero e come renderli più redditizi.

La crescita della rete, insomma, dovrà camminare insieme alla capacità di individuare le aree con una domanda sufficiente a giustificare nuovi investimenti. In questo scenario i dati reali di utilizzo diventano un alleato delle analisi territoriali e della pianificazione elettrica, non un sostituto.

Un mercato sempre più guidato dai numeri

Hubject e Localiser presentano questa intesa come il primo passo di una collaborazione più larga. La direzione è quella di una professionalizzazione nella gestione delle infrastrutture, dove pianificazione e operatività vengono trattate come due facce dello stesso lavoro. Per gli operatori italiani il punto interessante non è tanto la dimensione della rete Hubject, quanto il principio di fondo: mettere più colonnine non significa automaticamente costruire una rete migliore.

La qualità della localizzazione e la capacità di misurare l’uso reale contano quanto la velocità con cui si espande la rete. In prospettiva, l’incrocio tra dati di ricarica, mobilità, territorio e disponibilità della rete elettrica potrebbe rendere gli investimenti più selettivi, riducendo il rischio di infrastrutture sovradimensionate in certe zone e di potenza insufficiente in altre.

Fonte
Immagine: vaielettrico.it

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