Lavare l’auto fai-da-te nel cortile di casa durante il weekend è uno di quei rituali che moltissimi automobilisti conoscono bene. Secchio, spugna, un po’ di sapone e via, tra una passata e l’altra ci si rilassa pure. Peccato che dietro a questo gesto apparentemente innocuo si nasconda un bel groviglio di norme, e in certi casi il rischio concreto di beccarsi una sanzione. Perché sì, quello che sembra un semplice hobby domestico può trasformarsi in una violazione punibile a livello amministrativo o addirittura penale.
Il punto vero, quello da cui parte tutto, è la tutela dell’ambiente. L’acqua che scivola via mentre si lava la macchina non è affatto acqua sporca e basta. Diventa un vero e proprio refluo inquinante, perché si porta dietro residui di carburante, oli minerali, grassi del motore, polveri sottili dei freni con i loro metalli pesanti, e ovviamente detergenti, sgrassatori e cere. Roba che finisce nei tombini e, spesso, direttamente nei fiumi.
Strada, giardino o box: dove scatta il rischio
Sulla strada pubblica la faccenda è chiarissima. Il Codice della Strada, all’articolo 15, vieta senza mezzi termini di scaricare fanghi o sostanze di qualsiasi genere sulle strade e sulle loro pertinenze. Chi lava l’auto sulla pubblica via rischia una multa che parte da oltre 100 euro, a cui si aggiungono i regolamenti di polizia urbana del proprio Comune. Versare quell’acqua nelle griglie di raccolta dell’acqua piovana significa fare uno scarico non autorizzato, dato che quei tombini servono solo a drenare la pioggia e non passano da nessun impianto di depurazione.
E in casa propria? Verrebbe da pensare di essere al sicuro, ma non è così semplice. Lavare l’auto sul prato o sul terreno rischia di inquinare la falda acquifera sottostante, configurando un illecito ambientale. Anche su pavimento piastrellato o in cemento la musica non cambia molto: se l’acqua finisce nella rete fognaria senza una vasca di disoleazione e decantazione, quella obbligatoria per gli autolavaggi commerciali, la violazione ambientale resta dietro l’angolo. Aggiungiamoci che la stragrande maggioranza dei Comuni italiani, nei propri regolamenti di igiene e polizia urbana, vieta proprio il lavaggio dei veicoli su suolo privato quando mancano sistemi idonei per smaltire i reflui.
Il box privato, poi, sembra il posto più discreto, ma anche lì spuntano parecchi limiti. I garage tradizionali spesso non hanno nemmeno una piletta di scarico, e quando c’è serve a raccogliere piccole quantità d’acqua, non certo saponi e sgrassatori. Quasi tutti i regolamenti condominiali vietano di usare l’acqua comune o di allagare le corsie dei box per lavare le auto. Senza contare l’umidità: in un ambiente chiuso e poco ventilato si accumula parecchio, e a lungo andare può rovinare pareti e componenti elettriche del veicolo.
L’unica via davvero legale a casa
Chi proprio non vuole rinunciare al fai-da-te e vuole evitare l’autolavaggio self-service, che invece è perfettamente a norma con i suoi impianti di depurazione, ha una sola strada pulita: il lavaggio a secco, il cosiddetto metodo Waterless. Si tratta di detergenti biodegradabili ad alta lubrificazione che si spruzzano direttamente sulla carrozzeria polverosa. Incapsulano lo sporco, lo sollevano dalla vernice e poi basta passare un panno in microfibra spesso, senza alcun risciacquo.
Il bello è che non produce nemmeno una goccia d’acqua di scolo. Zero scarichi a terra significa che il metodo Waterless è completamente legale ovunque, in garage, nel piazzale di casa o in condominio. Per gli appassionati veri il consiglio è mixare le cose: usare le piste dei lavaggi self-service per prelavaggio e risciacquo ad alta pressione, dove l’acqua viene depurata come si deve, e tenere per il garage solo le rifiniture come la stesura della cera, la pulizia dei vetri o la cura degli interni.
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Immagine: infomotori.com
