Il taglio del bollo ad auto e moto annunciato dal Governo Meloni ha un sapore che ricorda vecchie promesse elettorali, come quella famosa dentiera ai pensionati fatta ai tempi da Berlusconi. E a pochi mesi dal voto il dubbio è più che legittimo. In Consiglio dei ministri la presidente ha ottenuto l’esenzione: parole sue, oggi il Governo cancella una delle tasse più odiate dagli italiani. Il risultato però è pesante sui conti pubblici, oltre 2 miliardi in meno per il bilancio dello Stato. E intanto non si trovano poche decine di milioni per estendere il bonus colonnine a chi l’ha installata prima del tempo, né le risorse per asfaltare e rendere più sicure le strade.
I dettagli sono ancora da definire, ma qualcosa si sa già. La misura, come ha spiegato la stessa Meloni ai giornalisti, dovrebbe riguardare i motocicli e le auto con potenza fino a 80 kW, e potrebbe interessare qualcosa come 14,5 milioni di veicoli. Sul piano economico parliamo di 2,36 miliardi in meno per le casse pubbliche, una cifra enorme in un Paese dove mancano perfino i soldi per il manto stradale. Il provvedimento tocca anche le auto elettriche, che peraltro in diverse Regioni godono già dell’esenzione, per 5 anni oppure per sempre.
Un Paese che frena sulla transizione energetica
Mentre si annunciano sconti fiscali, l’Italia continua a scontare una scarsa elettrificazione delle attività produttive e un ritmo troppo lento nelle installazioni da rinnovabili. Lo ha denunciato Anie, ricordando che questa debolezza ci rende più dipendenti dalle fonti fossili e quindi più esposti al caro energia. Le imprese, dal canto loro, perdono competitività proprio perché investono poco. A tutto questo si aggiunge un sovranismo a geometria variabile, con mille comitati locali capaci di bloccare pale e pannelli, rallentando ancora di più la transizione energetica. E così, tra misure dal sapore elettorale, mancano le risorse per costruire davvero un sistema più moderno, sicuro e indipendente.
Una scelta che penalizza l’auto elettrica
Per spingere la mobilità elettrica nel Paese si era puntato su tre leve, ingresso libero nelle Ztl, parcheggi gratuiti ed esenzione dal bollo. Piccoli grandi vantaggi per chi sceglie di non riempire l’aria di gas di scarico. Con quest’ultima decisione, però, il Governo ha di fatto reso l’auto elettrica meno competitiva. Non ci sono notizie di nuovi incentivi e, nonostante il successo dell’ecobonus, non si è trovata una manciata di milioni per chi aveva installato la colonnina prima del 26 giugno 2026. Il bando partirà il 22 settembre, ma non è stato pensato per chi aveva investito in anticipo. E gli automobilisti elettrici sono arrabbiati, ce lo hanno scritto.
Stefano Fracasso lo mette nero su bianco, circola un certo malumore tra i possessori di ev sul nuovo bonus colonnine. Saranno ammessi solo coloro che hanno installato dopo il 26 giugno del corrente anno, restano fuori tutte le installazioni del 2025 e di metà 2026. Se i fondi arrivano dalla legge di bilancio, sostiene, dovrebbero coprire almeno l’intero 2026, e per buon senso anche il 2025 che non ha avuto un bando dedicato. Anche Iacopo Giannini punta il dito sullo stesso buco temporale, restano escluse le installazioni concluse tra il primo gennaio e il 25 giugno 2026, un periodo in cui si sapeva già che sarebbero arrivati i fondi per finanziare la misura anche per gli anni dal 2026 al 2030. Si crea così una discriminazione tra chi ha avuto bisogno di installare nel primo semestre e chi ha potuto aspettare con più calma il secondo.
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Immagine: vaielettrico.it
