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Ricostruzione pneumatici in Senato: la leva strategica per l’industria italiana

La ricostruzione dei pneumatici è finita sotto i riflettori del Senato, dove istituzioni e imprese si sono confrontate su un tema che tocca insieme ambiente ed economia. L'appuntamento, andato in scena in mattinata, portava un titolo che dice già molto: "Ricostruzione degli pneumatici: leva...

Dario Di Dario 3 min di lettura

La ricostruzione dei pneumatici è finita sotto i riflettori del Senato, dove istituzioni e imprese si sono confrontate su un tema che tocca insieme ambiente ed economia. L’appuntamento, andato in scena in mattinata, portava un titolo che dice già molto: “Ricostruzione degli pneumatici: leva strategica per il rilancio dell’industria italiana”. Un modo per ribadire che dietro un gesto apparentemente banale, dare nuova vita a uno pneumatico usato, si nasconde una filiera capace di pesare sulla competitività del sistema produttivo nazionale.

L’iniziativa è nata su spinta del senatore Antonio Trevisi ed è stata organizzata con il contributo non condizionante di AIRP, l’Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici, insieme a Bridgestone e Michelin. Attorno al tavolo si sono ritrovati politici, industria e associazioni di categoria, tutti con l’obiettivo di ragionare su come tenere in piedi un settore che negli ultimi anni ha faticato parecchio. A dare la misura del problema ci ha pensato lo studio “Ricostruire Valore”, presentato da Fabio Orecchini, professore ordinario e direttore dell’Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School. I numeri parlano chiaro: il mercato globale degli pneumatici ricostruiti viaggia verso i 18 miliardi di dollari, circa 17 miliardi di euro, tra il 2031 e il 2036, con una crescita annua che può arrivare all’8,5 per cento. Il rovescio della medaglia, però, riguarda l’Europa e soprattutto l’Italia, dove i volumi si sono più che dimezzati negli ultimi 15 anni, complice l’ondata di importazioni a basso costo.

Vantaggi ambientali concreti e la spinta dell’economia circolare

Il punto di forza della ricostruzione resta il suo impatto sull’ambiente. Rispetto alla fabbricazione di uno pneumatico nuovo si risparmia il 55 per cento di inquinamento atmosferico da PM10, il 74 per cento di CO2 emessa, il 77 per cento di materie prime e l’83 per cento di consumo idrico. Cifre che AIRP traduce in modo ancora più tangibile: ogni 100 mila pneumatici ricostruiti in Italia significano mediamente 29 milioni di litri di petrolio risparmiati, 5 mila tonnellate di materie prime, 2700 tonnellate di CO2 e lo smaltimento evitato di 6500 tonnellate di pneumatici fuori uso. Come ha spiegato Stefano Carloni, presidente di AIRP, sostenere questa filiera vuol dire dare ossigeno anche all’industria dello pneumatico premium, che in Italia ha impianti produttivi di importanza strategica.

Sul fronte istituzionale, Laura D’Aprile del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica ha ricordato gli strumenti già disponibili: i CAM, i Criteri Ambientali Minimi resi obbligatori dal Codice degli Appalti, e l’End of Waste. In questi giorni è stato messo in consultazione, sui siti di ANAC e MASE, un documento congiunto che rafforza i controlli. A livello europeo la direzione è la stessa con il nuovo Circular Economy Act, la cui proposta è attesa dalla Commissione entro l’autunno. D’Aprile ha aperto anche al tema delle sanzioni, quando la mancata applicazione delle regole non regredisce con la formazione, pur ricordando che ogni incentivo economico va coordinato con il Ministero dell’Economia e con la disciplina europea sugli aiuti di Stato.

Il senatore Trevisi ha insistito sull’importanza di comunicare bene al consumatore che lo pneumatico ricostruito è uguale a quello nuovo, senza perdite di prestazioni. Il senatore Antonino Germanà, segretario dell’ottava commissione Ambiente, si è impegnato a portare il tema in parlamento, anche con audizioni in vista della finanziaria. Sulla stessa linea il deputato Massimo Milani, che ha definito la ricostruzione una filiera strategica per l’Italia, capace di ridurre la dipendenza dall’estero e di contrastare la concorrenza asiatica e i fenomeni di dumping. Per Fabien Sibeaux, direttore vendite Truck di Michelin Italia, valorizzare carcasse progettate per avere più vite significa rafforzare la competitività delle flotte e ridurre il ricorso a nuove materie prime.

Fonte
Immagine: pneusnews.it

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