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Spider e cabrio: il design più difficile dell’auto senza tetto

Le spider hanno un potere quasi ipnotico: basta vederne una passare con il tetto abbassato per pensare subito all'estate, alle strade di campagna, al vento. Eppure il loro fascino non nasce solo dall'assenza del tetto. Dietro una spider, una roadster o una scoperta si nasconde uno degli esercizi...

Dario Di Dario 4 min di lettura

Le spider hanno un potere quasi ipnotico: basta vederne una passare con il tetto abbassato per pensare subito all’estate, alle strade di campagna, al vento. Eppure il loro fascino non nasce solo dall’assenza del tetto. Dietro una spider, una roadster o una scoperta si nasconde uno degli esercizi più complicati che il design automobilistico conosca, perché togliere una parte fondamentale della carrozzeria vuol dire ripensare da capo proporzioni, struttura e carattere della vettura.

Non è un caso che tante cabrio vengano ricordate più delle berline da cui derivano. Alcune nascono già senza tetto, altre sono trasformazioni di modelli che esistevano già, ma tutte devono trovare un nuovo equilibrio tra estetica, tecnica e piacere di guida. Ed è proprio questa ricerca a renderle così interessanti.

Una forma che nasce senza tetto

In un’auto normale il tetto tiene insieme, almeno idealmente, cofano, abitacolo e coda. Quando sparisce, il disegno deve reinventarsi: la linea di cintura diventa protagonista, il parabrezza si inclina di più e i volumi cambiano completamente proporzione. Non è solo questione di stile, è un lavoro che coinvolge tutta la struttura.

La Mazda MX-5 resta forse il miglior esempio di spider moderna. Nata fin dall’inizio come roadster, ispirata alle icone del passato, soprattutto inglesi e italiane, non sembra affatto una coupé a cui hanno tolto il tetto. Sembra piuttosto un’auto pensata per essere aperta, dove ogni dettaglio contribuisce all’armonia dell’insieme.

Le scoperte rimaste sul mercato

Oggi le cabrio in vendita sono molte meno rispetto a un tempo. Restano la Mazda MX-5, la BMW Z4, la Mercedes CLE Cabriolet, la Mini Cabrio e la nuova MG Cyberster. Molti costruttori hanno lasciato perdere un tipo di carrozzeria che richiede investimenti alti a fronte di numeri di vendita ormai piuttosto ridotti.

La Mini Cabrio ha una lunga tradizione e dimostra bene come un modello dalla linea ben riuscita possa dare origine a una versione altrettanto piena di personalità, con qualcosa in più sul piano emozionale. La difficoltà sta tutta nell’integrare la capote senza rinunciare ai quattro posti e al bagagliaio, ridistribuendo gli elementi rigidi senza aggiungere sovrastrutture troppo evidenti.

Anche la BMW Z4 è ormai arrivata alla Final Edition, e resta da capire quale sarà il suo futuro. In ogni caso le generazioni partite dalla Z3 di Bangle hanno puntato a costruire una roadster pura, con cofano lungo e abitacolo corto, capace di riportare all’essenza lo schema tecnico BMW dentro un corpo vettura leggero ed emozionale.

Tutte queste auto condividono comunque lo stesso principio: non basta togliere il tetto per ottenere una bella vettura. Serve ridisegnare da zero proporzioni, superfici e distribuzione dei volumi, mantenendo quell’equilibrio che rende una scoperta riconoscibile al primo sguardo.

Quando la cabrio era di moda

Tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila le cabrio tornarono protagoniste anche tra le auto di grande serie. Dopo la stagione delle spider italiane, dalla Fiat 124 Spider alla X1/9 targa, dalle tante Alfa Romeo fino alla Fiat Barchetta, arrivò quella delle coupé-cabriolet con tetto rigido ripiegabile.

Tra le prime ci fu la Peugeot 206 CC, in memoria di una delle prime vetture della storia con questo sistema. Invece di una coupé o di una semplice cabriolet, si scelse di dotare la fortunata compatta francese di un meccanismo che richiedeva il terzo volume, accorciando l’abitacolo ma tenendo proporzioni comunque interessanti.

Il minimalismo geometrico di Patrick Le Quément diede risultati particolarmente felici sulla Renault Mégane CC prima serie: un cuneo progressivo dal frontale alla coda che creava una forma unica, aerodinamica e sportiva, giocando sull’allargamento graduale della fiancata. Peugeot 206 CC, Renault Mégane CC, Volkswagen Eos, Opel Astra TwinTop e Ford Focus Coupé-Cabriolet dimostrarono che una scoperta poteva diventare un’au

Fonte
Immagine: it.motor1.com

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