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Mobilità e Smart city

Tesla FSD, un cliente fa esposto all’Antitrust: ecco perché

I problemi col Tesla FSD sono finiti sul tavolo dell'Antitrust italiano, e a portarceli è stato un cliente che di Tesla parla ancora con affetto. Possiede una Model 3 Long Range del 2021, dice di amarla, ne apprezza l'efficienza. Ma sul pacchetto Full Self Driving venduto sulle auto con Hardware 3...

Dario Di Dario 3 min di lettura

I problemi col Tesla FSD sono finiti sul tavolo dell’Antitrust italiano, e a portarceli è stato un cliente che di Tesla parla ancora con affetto. Possiede una Model 3 Long Range del 2021, dice di amarla, ne apprezza l’efficienza. Ma sul pacchetto Full Self Driving venduto sulle auto con Hardware 3 la pazienza si è esaurita. E ha deciso di mettere nero su bianco quello che tanti proprietari italiani, a suo dire, si sentono ormai da tempo: presi in giro.

Il punto di partenza è un acquisto fatto a inizio 2026. Il pacchetto FSD costa a prezzo pieno circa 7.500 euro, lui ne ha spesi 3.800 perché aveva già l’EAP. La promessa storica dell’azienda, ripetuta per anni da Elon Musk e dalla rete vendita, sembrava solida: l’hardware già montato a bordo, l’HW3 introdotto nel 2019, aveva tutto il necessario in termini di calcolo e sensori per la guida autonoma del futuro, il tutto sbloccabile con aggiornamenti software a distanza.

Problemi col Tesla FSD e i limiti fisici dell’Hardware 3

Poi qualcosa si è incrinato. Nei mesi scorsi i vertici Tesla hanno ammesso pubblicamente che l’Hardware 3 ha limiti fisici che non si possono aggirare. Gli 8 GB di RAM e le telecamere da 1.2 MP non permetteranno mai di far girare la vera guida autonoma “Unsupervised”, quella senza conducente. Serve un’altra architettura, l’AI4 o HW4, con 16 o 32 GB di RAM e sensori da 5 MP. Insomma, un altro pianeta.

La conferma è arrivata anche dall’Europa. Quando l’autorità olandese RDW ha dato il primo via libera all’FSD Supervised secondo il nuovo regolamento UNECE R171, le auto con HW3 sono state escluse in toto dal primo fascicolo di omologazione, riservato ai soli modelli con Hardware 4. Per chi ha l’HW3 restano due strade, entrambe accidentate. Una versione ridotta chiamata “v14 Lite”, oppure complicati retrofit hardware con sostituzione di computer e telecamere, i cui tempi continuano a slittare verso il 2027 o oltre. E in Italia, lamenta il lettore, nemmeno l’HW4 si vede all’orizzonte.

L’esposto all’Antitrust e le proteste in Europa

La domanda che si pone è diretta: com’è possibile vendere nel 2026 un pacchetto software da migliaia di euro sapendo già che l’hardware su cui gira non potrà mai erogare la prestazione promessa? Da qui la scelta di non rassegnarsi. L’11 aprile 2026 ha presentato un esposto formale all’AGCM, l’Antitrust italiano, ipotizzando una pratica commerciale scorretta per omissione informativa e ingannevolezza sulle caratteristiche essenziali del prodotto, ai sensi del Codice del Consumo. La finestra di valutazione dei 180 giorni porta verso una prima scadenza formale a inizio ottobre.

E non è un caso isolato. La protesta sta montando un po’ ovunque. Nei Paesi Bassi è nata l’iniziativa HW3 Claim, in Italia la rete Class Action Italia ha aperto uno screening sul caso identificato come IT-2026-1, mentre negli Stati Uniti le azioni legali si moltiplicano. Il messaggio finale del lettore è chiaro: l’auto elettrica è il futuro e Tesla ne è stata il motore principale, ma la fiducia dei clienti si tiene con la trasparenza. Non vendendo un hardware insufficiente con la promessa di un software che non potrà mai girarci sopra.

Fonte
Immagine: vaielettrico.it

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