Il Tesla FSD continua a diffondersi in Europa con un passo strano, discontinuo, quasi imprevedibile. La suite Full Self-Driving (Supervised) avanza territorio per territorio, e ogni nazione sembra ballare una musica diversa. L’ultima novità arriva dalla Slovenia, che ha dato il via libera temporaneo al sistema di guida assistita evoluta del costruttore statunitense. Con Lubiana salgono a sei i Paesi abilitati, insieme a Paesi Bassi, Danimarca, Belgio, Estonia e Lituania. Un traguardo, certo, ma che racconta anche quanto sia complicato mettere d’accordo il Vecchio Continente su questa tecnologia.
Tesla Full Self-Driving: Unione Europea poco unita
La mossa slovena è una vittoria strategica per la casa di Austin, non c’è dubbio. Eppure il quadro generale resta spaccato in due. La presenza del sistema FSD nei vari mercati europei procede appunto a macchia di leopardo, perché ogni autorità nazionale della circolazione stradale ha un approccio tutto suo. Alcuni Stati vanno avanti con deroghe e autorizzazioni provvisorie, giusto per vedere come si comportano le vetture su strada, in condizioni reali. Altri governi invece si muovono con i piedi di piombo, oppure pretendono analisi approfondite sui parametri di sicurezza prima di lasciar circolare il software.
La questione degli incidenti resta il punto più delicato di tutta la faccenda. Tesla sostiene che il suo super Adas sia sicuro, mentre altri hanno dubbi seri sulla probabilità che la tecnologia sia davvero pronta. In mezzo c’è un rompicapo che è insieme normativo e tecnologico. A livello comunitario, infatti, le regole per l’omologazione dei sistemi di guida assistita avanzata fanno riferimento ai quadri stabiliti in sede UNECE, nello specifico il Regolamento UN-R-171.
Parola d’ordine, algoritmo
Perché una deroga valga davvero per tutta l’Unione, senza vincoli di confine, serve una maggioranza qualificata tra gli Stati membri. Tradotto, occorre l’appoggio di almeno quindici Paesi, pari al 65% della popolazione europea. E qui casca l’asino. Le nazioni che finora hanno detto sì rappresentano solo una fetta piccola della popolazione totale della Comunità. Numeri che, al momento, tengono l’omologazione unica ancora lontana.
Per Tesla la sfida vera non è soltanto limare gli algoritmi di visione artificiale o le reti neurali che gestiscono la traiettoria dell’auto. Il nodo grosso rimane la conformità a standard rigidi, pensati in origine per sistemi di assistenza tradizionali e molto più severi rispetto a quelli del mercato nordamericano. Senza un quadro normativo armonizzato, il costruttore è costretto a trattare uno per uno con ogni Ministero dei Trasporti, affrontando una trafila burocratica su più livelli. Un lavoro lungo, faticoso, che rallenta parecchio le cose.
L’espansione graduale dell’FSD in Europa mette a nudo il braccio di ferro tra l’accelerazione dell’innovazione digitale nell’automotive e le esigenze di sicurezza stradale pubblica. In attesa dei prossimi passaggi decisionali a livello europeo, le automobili aggiornate con l’ultima release software potranno muoversi liberamente soltanto in una porzione ristretta di mercati. Gli automobilisti dei Paesi confinanti, invece, restano a guardare, senza poter sfruttare a pieno le stesse funzionalità della propria vettura.
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Immagine: newsauto.it
