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Tesla Model Y a metanolo: la conversione HyperHybrid di Obrist

La Tesla Model Y a metanolo messa a punto dall'austriaca Obrist è una di quelle idee che, a raccontarle, sembrano quasi uno scherzo. Eppure il progetto esiste davvero. A prima vista si tratta di una normalissima Model Y, ma basta guardare sotto la carrozzeria per capire che qui è cambiato quasi...

Dario Di Dario 3 min di lettura

La Tesla Model Y a metanolo messa a punto dall’austriaca Obrist è una di quelle idee che, a raccontarle, sembrano quasi uno scherzo. Eppure il progetto esiste davvero. A prima vista si tratta di una normalissima Model Y, ma basta guardare sotto la carrozzeria per capire che qui è cambiato quasi tutto. Il grande pacco batterie originale è sparito, sostituito da una batteria molto più piccola da 17,3 kWh, e nel vano anteriore è comparso un motore a combustione alimentato a metanolo. Roba insolita, insomma.

Il risultato porta il nome di HyperHybrid, un sistema che tiene insieme la propulsione elettrica e la generazione di energia tramite un motore endotermico. L’idea di fondo è aumentare l’autonomia, alleggerire il veicolo e ridurre al minimo l’impiego di batterie enormi. Un approccio che va controcorrente rispetto a dove sta andando buona parte del settore.

Cosa cambia rispetto alla Model Y di serie

La modifica più vistosa riguarda proprio l’accumulo. Al posto della batteria originale della Model Y, Obrist ha montato quel pacco da appena 17,3 kWh, una capacità decisamente più bassa rispetto al modello di serie. Scelta tutt’altro che casuale. Una batteria compatta vuol dire meno litio e meno materie prime critiche, un peso complessivo inferiore e un impatto ambientale ridotto già in fase di produzione. L’energia durante la marcia non arriva solo dalla batteria, ma viene sostenuta dal sistema HyperHybrid.

Poi c’è il frunk, cioè il bagagliaio anteriore. Lì dentro, dove di solito si mettono le valigie, ora vive un motore endotermico completamente nuovo. Si tratta di un bicilindrico quattro tempi da 999 cc, con un’architettura simmetrica che secondo Obrist azzera quasi del tutto le vibrazioni. Attenzione però: questo propulsore non muove direttamente le ruote come in un’auto tradizionale. Lavora in coppia col sistema elettrico per spremere la massima efficienza in ogni situazione.

Come funziona il metanolo sintetico

Durante un test drive a Lustenau, in Austria, il sistema ha gestito da solo il passaggio tra alimentazione a batteria e intervento del motore. Alle basse velocità o nei tragitti brevi la vettura viaggia in modalità puramente elettrica. Quando la richiesta di energia sale, o nei lunghi trasferimenti, entra in gioco il motore a metanolo. Il conducente non deve fare nulla, tutto avviene in automatico. Le prestazioni dichiarate parlano di una velocità massima di 170 km/h e una velocità di crociera continua di 140 km/h, numeri più che sufficienti per l’uso di tutti i giorni.

Il punto forte, per Obrist, è il carburante. Il metanolo sintetico è liquido, quindi può viaggiare su autocisterne, navi e depositi già esistenti, senza dover costruire reti dedicate da zero. Un bel vantaggio, soprattutto nelle zone del mondo dove trasportare grandi quantità di energia elettrica da fonti rinnovabili è complicato.

La tecnologia HyperHybrid ha debuttato a settembre 2021 al Salone IAA Mobility di Monaco di Baviera. Da lì il progetto si è evoluto fino al prototipo su base Model Y, sviluppato nell’headquarter di Lustenau e sottoposto ai test con la stampa tra il 2023 e il 2024. Ma l’auto è solo la punta dell’iceberg. Obrist punta alla produzione industriale di metanolo sintetico tramite grandi impianti fotovoltaici in aree ad alta insolazione, come il Sahara o l’Arabia Saudita. L’energia solare servirebbe a produrre idrogeno tramite elettrolisi dell’acqua, poi combinato con la CO₂ catturata direttamente dall’atmosfera per sintetizzare il metanolo.

Fonte
Immagine: newsauto.it

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