Che consumiamo troppa energia ormai è sotto gli occhi di tutti, e la domanda che gira nella testa di molti è sempre la stessa: da dove la prenderemo quando la richiesta continuerà a salire? Il timore di black-out sempre più frequenti non è campato in aria, soprattutto dopo un’estate torrida e con i Data Center che macinano elettricità a ritmi impressionanti per far girare l’intelligenza artificiale. Una preoccupazione condivisa da tanti, che si porta dietro un’altra questione: fino a che punto le rinnovabili possono davvero darci una mano?
La spinta ai consumi arriva da due fronti che si sommano. Da una parte i grandi centri di calcolo, dall’altra l’uso massiccio dell’aria condizionata durante i mesi più caldi. E il nucleare, comunque la si pensi, resta una prospettiva ancora lontana. Insomma, il nodo è capire come coprire un fabbisogno che cresce senza sosta, evitando di ritrovarsi a corto di corrente proprio nei momenti di picco.
Agosto da record, consumi schizzati in alto
I numeri parlano chiaro e raccontano un mese decisamente pesante. Ad agosto la domanda di energia elettrica ha toccato il valore più alto mai registrato per quel periodo dell’anno: 28,9 TWh, con un balzo del 16,5% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. La causa principale è l’uso spinto dei condizionatori. Le temperature notturne, in media, sono state superiori di 5°C rispetto ad agosto dell’anno prima, e questo ha fatto lievitare il ricorso ai sistemi di raffrescamento anche di notte.
Le rinnovabili, va detto, hanno fatto la loro parte. La produzione ha raggiunto i 12 TWh, coprendo il 41,4% del fabbisogno elettrico nazionale. Il fotovoltaico in particolare è arrivato a 6,2 TWh, con una crescita del 20,4% sostenuta anche dall’aumento della capacità installata. Il problema è che le nuove installazioni vanno troppo a rilento: nel 2026 la produzione da fonti pulite è cresciuta soltanto dell’1,2%. Con una capacità installata di 88,1 GW hanno comunque coperto il 42,4% della domanda. Un buon risultato, ma non basta.
L’obiettivo è arrivare al 60% coperto dal pulito
A dirlo non sono gli appassionati della causa, ma il numero uno di Terna, Pasqualino Monti. Il ragionamento è semplice: in questa fase il gas ha un ruolo importante per la sicurezza del sistema, ma non può essere la risposta di lungo periodo. Prima di tutto perché espone il Paese alla volatilità dei prezzi, e poi perché la questione energetica non riguarda solo quanto paghiamo in bolletta, ma la capacità di garantire sicurezza e maggiore autonomia.
La strada indicata è quella di diversificare le fonti di approvvigionamento, aumentare la produzione da rinnovabili e costruire una rete elettrica più moderna e capillare. E anche meno costosa. L’Italia ha la possibilità concreta di arrivare almeno al 60% dei consumi coperti da energia rinnovabile autoprodotta. Serve però vincere le mille obiezioni che spuntano ogni volta che si profila un nuovo investimento, distinguendo tra le proteste fondate e i semplici pretesti per bloccare un processo di utilità generale.
Un altro tassello fondamentale è l’accumulo. Bisogna investire su questo fronte per non produrre energia destinata poi a essere dispersa. Perché il vero salto di qualità non è solo generare più elettricità pulita, ma riuscire a conservarla e a usarla quando serve davvero.
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Immagine: vaielettrico.it
