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Fiat Campagnola 1951: il record africano ancora imbattuto

La Fiat Campagnola è uno di quei nomi che chi ama i fuoristrada italiani conosce a memoria, e non a caso. Perché dietro questo mezzo, nato all'inizio degli anni Cinquanta, si nasconde un'impresa africana da record che nessuno è mai riuscito a battere. Progettata da Dante Giacosa, la Campagnola ha...

Dario Di Dario 3 min di lettura

La Fiat Campagnola è uno di quei nomi che chi ama i fuoristrada italiani conosce a memoria, e non a caso. Perché dietro questo mezzo, nato all’inizio degli anni Cinquanta, si nasconde un’impresa africana da record che nessuno è mai riuscito a battere. Progettata da Dante Giacosa, la Campagnola ha lasciato un segno che dura ancora oggi, nel 2026, a più di settant’anni di distanza.

Tutto parte nel 1950, quando l’Esercito Italiano lancia una gara d’appalto per procurarsi veicoli polivalenti da usare in situazioni particolari, quelli che oggi chiameremmo MPV, ovvero Multi Purpose Vehicle. L’idea era chiara: serviva un fuoristrada versatile, sulla scia della celebre Jeep Willys che gli americani avevano usato durante la Seconda Guerra Mondiale. A raccogliere la sfida ci pensarono due colossi dell’automobilismo nostrano, Alfa Romeo e Fiat, per entrambe un terreno del tutto nuovo.

La nascita della Fiat Campagnola A.R. 51

I due costruttori portarono ai vertici militari i loro prototipi, curiosamente battezzati con la stessa sigla, A.R. 51, che sta per Automezzo da Ricognizione 1951. Alla fine la spuntò il progetto Fiat, firmato appunto da Giacosa. E i motivi della vittoria erano tutt’altro che casuali. La commissione militare premiò soprattutto la praticità del mezzo in condizioni operative dure, la semplicità costruttiva che permetteva riparazioni veloci direttamente sul campo, e poi l’economicità unita alla facilità nel gestire i pezzi di ricambio. Così la Campagnola entrò in produzione su larga scala, sia per le forze armate sia per il mercato civile.

Ma la vera storia, quella che fa ancora parlare, arriva poco dopo. Alla fine dell’autunno del 1951 la dirigenza Fiat decise di mettere alla prova la robustezza della nuova arrivata con un colpo mediatico internazionale: battere il record di velocità nella traversata dell’Africa. Un’operazione ambiziosa, coordinata da Paolo Butti, pilota esperto di rally africani, affiancato da Domenico Racca, collaudatore Fiat che aveva seguito passo passo lo sviluppo del prototipo militare.

L’impresa in Africa e il primato ancora imbattuto

L’idea non fu semplicemente correre contro il tempo. Per non lasciare nulla al caso, l’equipaggio affrontò un doppio viaggio. Prima l’andata, da Algeri fino a Città del Capo, con una prima Campagnola usata per tracciare il percorso, studiare i punti più critici e sistemare lungo la strada i depositi di carburante e rifornimento. Poi il ritorno vero e proprio, quello da record, da Città del Capo ad Algeri. E per questo secondo tratto fu impiegata una seconda Campagnola identica, spedita direttamente da Torino per garantire la massima efficienza meccanica.

Il risultato lasciò tutti a bocca aperta. La Fiat Campagnola A.R. 51 completò la traversata da Città del Capo ad Algeri in 11 giorni, 4 ore e 54 minuti. Un tempo che, ancora oggi, nessuno ha battuto. Nonostante l’evoluzione dei mezzi fuoristrada, la tecnologia satellitare e le strade moderne, quel primato sulla tratta africana resta imbattuto, consacrando la Campagnola tra le vere icone dell’ingegneria automobilistica italiana.

Fonte
Immagine: passioneautoitaliane.com

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